AMINTA

0copertinas’ei piace ei lice

regia scene luci e video

Luca Brinchi e Daniele Spanò

drammaturgia e analisi filologica e autoriale

Erika Z. Galli e Martina Ruggeri

(Industria Indipendente)

in video Lorenzo Anzuini – Aminta

Clelia Scarpellini – Silvia

Teatro India, Roma, 20 gennaio 2017

Maricla Boggio

Dobbiamo dare atto della gradevolezza delle immagini che Luca Brinchi e Daniele Spanò offrono al pubblico radunato nel foyer di una sala del Teatro India, allestito per le necessità del loro spettacolo – da loro definito come “rilettura in chiave sensoriale e performativa dell’opera pastorale di Torquato Tasso”.

La “messinscena installativa” inizia mostrando su tre teli ondeggianti nell’aria tre parti di altrettanti volti dove le bocche pronunciano gravemente qualche verso.

Altoparlanti mobili, veli fluttuanti appesi nell’alto dello spazio, luci che si alternano a momenti di buio e soprattutto filmati che offrono le immagini di Aminta e Silvia ognuno silenziosamente fissato in una sua dimensione che lo vede nella natura, lui pensoso, con atteggiamento rigido, scontroso da sotto una chioma rossastra e selvatica; lei eterea e avvolta in candidi veli semitrasparenti, vagante in boschi verdeggianti, sulla riva di freschi torrenti, fino a quando viene imprigionata da lacci che la renderebbero preda di un satiro ma viene liberata da Aminta e tuttavia fugge senza ringraziarlo. Determinato poi Aminta a suicidarsi buttandosi da un’alta rupe – qui suggestiva per la  profondità rocciosa – fermo  sull’alto della roccia a precipizio, credendo Silvia sbranata da bestie feroci.

L’ispirazione tratta dall’Aminta del Tasso è appena un accenno rispetto alle fantasie libere dei realizzatori, che utilizzano i pochi versi inseriti nella sovrabbondanza figurativa secondo propri parametri, come il fatto di far dire i versi pronunciati nel poema da Dafni alla scontrosa Silvia, a una voce maschile – lo stesso Aminta, crediamo, mentre bacia e ribacia il collo di Aminta. “Cangia, cangia consiglio, pazzarella che sei!” è proprio la conclusione dell’amica esperta d’amore che incita Silvia ad accettare l’amore di Aminta citando alberi ed animali, colombe e querce protesi alla passione amorosa, mentre unica rimane la ninfa ribelle a sottomettervisi. Ora “S’ei lice”, non lice spostare da un personaggio all’altro i versi, tranne che si voglia giocare al di fuori del testo. Tanto varrebbe scriverne uno e piegarlo ai propri voleri.

C’è poi a un certo punto la presenza di un lottatore da palestra che si spalma per parecchi minuti l’intero corpo muscoloso di un grasso nerastro, riempiendo di sé la scena. Forse, sempre seguendo l’estro dei registi, un contrasto fra la forza bruta e la grazia e leggiadria.

Non si crea però davvero il gioco amoroso del poema a sottendere le belle e/o curiose immagini, e la costruzione dello spettacolo fa onore ai mezzi meccanici ma non all’emozione.

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