ANCHE NELLE MIGLIORI FAMIGLIE

di Maurizio Micheli

con Maurizio Micheli,

Paolo Gattini, Valentina D’Andrea, Gianluca Cortesi, Aurora Giuliani

scenografia Umberto Pischedda

costumi Martina Piezzo

regia Federico Vigoriti

produzione Tiesse Teatro

Roma, teatro Manzoni, 26 novembre 2013

 

Maricla Boggio

 

Incontrare Maurizio Micheli in una sua nuova commedia significa ritrovarlo nella sua passeggiata attraverso la società attuale, che via via con scrittura attenta e recettiva va modificando secondo quanto accade, di clamoroso o di sotterraneo, all’interno delle famiglie o nelle incognite violente delle città.

Compie un lavoro che all’apparenza non si discosta da tante commedie, a cui il pubblico potrebbe avvicinarsi con l’aspettativa del divertimento assicurato, disimpegnato e pacifico. E invece no, per niente! Micheli nasconde il veleno per un bel tratto della commedia, e poi a tradimento fa spuntare l’aculeo che motiva la ragione per cui ti ha condotto fino a quel punto, e lancia la sua critica che contiene anche una morale, di quelle con cui i latini castigavano “ridendo mores”. Autore e attore, ricorda certo teatro inglese in cui volentieri l’autore si interpreta, e sa bene come scrivere quello che reciterà. Come dire, che Micheli è autore assai più che italiano, e gli auguriamo, se già non è avvenuto, che venga tradotto e rappresentato all’estero.

Strutturalmente la commedia è costituita da due parti parallele, più un finale (moderatamente) a sorpresa.

Prima parte.  Mauro-Micheli, stimato dentista, va a casa di Gino-Gattini, di mestiere  sfasciacarrozze con affari non del tutto chiari,  che lo ha invitato a passare la serata con lui e due “amiche”. I due, compagni di scuola alle elementari, hanno mantenuto un rapporto di amicizia nonostante i gusti estremamente diversi e le finalità esistenziali all’opposto. Gino rivela a Mauro che le “amiche” sono due escort di alta classe, che ha prenotato da un’agenzia per quattromila euro, fra l’altro a nome dell’amico.

Mauro non ne vuole sapere e fa di tutto per andarsene, ma viene trattenuto dall’amico con mille pretesti, finché arrivano le due fanciulle. Subito Mauro vede che una delle due ragazze è sua figlia, che lui crede studentessa all’università, intenta a un difficile esame di medicina. Pur di non far sapere all’amico che questa Solange è Annamaria, sua figlia, Mauro tenta di nascondere la sua paternità attraverso forme di affettività da “papi”, ma alla fine è costretto a rivelare l’identità della ragazza. Parte allora un secondo colpo di scena, messo in atto da Solange-Annamaria insieme a Gino: si è trattato di uno scherzo ai danni di Mauro, Annamaria non è affatto la escort Solange, e studia con accanimento.

Seconda parte. Mauro arriva a casa di Gino mentre fuori infuria una protesta violenta di giovani estremisti. Gli hanno bruciato la macchina – una Mercedes pagata a rate, sogno della sua vita – e lui vuole che l’amico gli venda una macchina usata. Mentre Gino si dà da fare, arriva un giovane in tuta nera e casco che impartisce drastici ordini a qualcuno attraverso il cellulare; all’esterno si avvertono scoppi di bombe e urla da assalto armato. Ben presto Mauro si rende conto che il giovane o qualcuno dei suoi ha incendiato la sua auto, e quando ritorna l’amico apprende che il ragazzo è suo figlio, mantenuto a suon di bigliettoni e assai minaccioso. Dopo un flebile tentativo di ricatto nei confronti di Gino, a cui tenta  di far pagare la macchina incendiata sostenendo che, cellulare alla mano, ha filmato la distruzione operata da quel figlio in tuta, Mauro confessa di non aver filmato un bel niente e sta per andarsene quando arriva sua figlia, disposta a prestargli la sua macchina: fra lei e il giovane estremista scoppia un amore a prima vista, e i due, incuranti del povero Mauro che rimarrà senza auto, se ne vanno insieme.

Finale (quasi) a sorpresa: i due giovani, lei in bianco lungo e lui in abito nero salutano festosamente amici, parenti e pubblico appena sposati. Finale apparentemente allegro – si sa, due giovani innamorati… una nuova famiglia – , ma in realtà foriero di un proseguimento su di una china scivolosa da parte di una società di truffatori, profittatori e finti rivoluzionari. Forse il dentista è il simbolo di chi cerca di aggiustare, lo sfasciacarrozze è il simbolo di chi getta tutto in rovina e sopra ci mangia… E poi ci sono i giovani: anche per loro, dalle escort di buona famiglia ai giovani ribelli mantenuti da papà, si possono trovare altri simboli signoficativi.

Maurizio Micheli trascina nella sua scia di autoironia critica gli altri interpreti, a cominciare da Paolo Gattini, con un encomio alla caricaturale verità di Gianluca Cortesi, fino alle due giovani Valentina D’Andrea e Aurora Giuliani, di espressionistica verve.

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