ASSASSINIO IN CASA CHRISTIE

COPERTINA POISSON Screenshot_20191201_235503

di Jacopo Bezzi

regia di Massimo Roberto beato

con

Jacopo Bezzi Sofia Chiappini Gaia Petroni Veronica Rivolta

Teatro Spazio 18b, Roma, 5.12.19

Maricla Boggio

Le invenzioni di Jacopo Bezzi per affascinare gli spettatori nell’addentrarsi in un giallo che più giallo non potrebbe essere sono innumerevoli e singolari, dettate da un estro che ripudia il classico per mostrare aspetti dell’animo – e del comportamento – umano più densi di metafora, come potrebbe essere un manoscritto sconosciuto delle Sorelle Brontë. Del giallo Jacopo Bezzi si fa beffe, cominciando dalla somma scrittrice del genere, la Agata amica del suo protagonista, nella cui abitazione londinese si consuma un delitto alle spese di un amico dell’autrice, a sua volta amica del nostro detective, così in confidenza con la famosa signora da averle ispirato un personaggio fra i più celebri, e simpatici, il belga Hercule Poirot.  Qui il nostro è in versione autentica, che la famosa giallista non ha avuto cuore di trasporre interamente nei suoi “casi”, storpiandolo un po’ nel nome – che è originariamente “Poisson” – e nella nazionalità – quando mai il famoso indagatore può essere belga? Puro francese, nei gusti gastronomici e nell’eleganza parigina.

Con queste premesse, che inquadrano a priori la vicenda, si sviluppa un assassinio proprio nella casa della Christie, ai danni di un ospite famoso per i suoi viaggi in Oriente, che insieme alle figlie – Lydia e Hilda – vivono lì accudite da Pilar, una misteriosa e da poco arrivata governante dal fascino madrileno.

L’andamento del racconto, che si svolge alla vigilia di Natale, assume poi i toni di una epicità assoluta. Niente dolore per l’assassinio del padre mostrano le due figlie, assai diverse fra loro, ma entrambe come vaccinate al rimpianto della figura paterna così barbaramente trucidata. La conversazione ha il sopravvento secondo il tipico stile inglese, che Bezzi prende per i fondelli, quasi a vendetta di quella Brexit che rende i britannici superiori a noi tutti. Sarà Poisson – un francese! – a dipanare il complicato e inspiegabile evento luttuoso, a cui niente manca circa risvolti inaspettati, come i mobili rovesciati e il morto seduto, testamenti bruciacchiati e doppioni di ultime volontà, agnizioni sorprendenti – almeno questo ai futuri spettatori si può rivelare, non certo chi ha assassinato Simon Lee: la governate è sua figlia naturale -, fino a una manciata di diamanti grezzi fra la cenere del camino, che con intuito da cane da tartufi Bezzi-Poisson scopre con noncuranza. Oltre all’attore protagonista, autore della curiosa pièce, giocano con i loro personaggi di volta in volta scherzosi o temibili le tre attrici che, con presenza tutta al femminile, occupano la scena, la fatale Lydia di Sofia Chiappini in travolgenti toilette Empire, la giuggiolona Hilda di Gaia Petronio “jeune fille” e l’ambigua bilingue Pilar di Veronica Rivolta in velluti spagnoleschi.

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