BARBERìA, BARBA CAPIDDI E MANDULINU

BARBERIA IMG_5754

di Gianni Clementi

con massimo Venturiello

e un’orchestra “da barba” siciliana diretta da Domenico Pontillo

Compagnia Popolare Favarese:

Peppe Calabrese, chitarra e voce, Maurizio Piscopo fisarmonica e voce,

Mimmo Pontillo mandolino,  Raffaele Pullara mandolino, Mario Vasile percussioni

regia Massimo Venturiello

Teatro della Cometa, Roma, 19 ottobre 2016-10-20

Maricla Boggio

Questa che ci racconta Gianni Clementi con il suo consueto fervore narrativo, ricco di immagini e di sogni, è una Sicilia appunto sognata, la cui narrazione parte dai primi del Novecento con il fatidico terremoto di Messina e viene avanti nel secolo fermandosi poco dopo la metà. Chi racconta in scena è un barbiere, di quelli di una volta, al cui mestiere aggiungeva innumerevoli altre capacità, di veterinario, medico, salassatore e così via, almeno fino alla generazione precedente a quella del narratore, un giovane nato a New York da genitori emigrati per cercar fortuna, trovatosi per caso ad assistere a una feroce “resa dei conti” fra banditi – di sicuro mafiosi italiani – e per questo spedito di corsa dal padre terrorizzato di vendette da parte degli assassini sul ragazzo involontario testimone.

E’ da qui che ha inizio la vicenda del giovane che ritorna in Italia con la smania di conoscere la sua vera patria, quella Sicilia abbandonata per miseria, che lo riaccoglie con feste e affetti attraverso lo zio Rosario, barbiere anche lui, affidandogli tutti i segreti del suo mestiere insieme al gusto per i cibi prelibati della tradizione, e soprattutto i canti e le musiche tipiche di un’antica civiltà contadina.

Venturiello si prodiga a dar vita vocalmente e gestualmente al personaggio, in cui si estende tutta la sicilianità che si vorrebbe fosse espressione di una terra generosa e felice. La sua narrazione è inframmezzata dagli interventi di cinque musici di forte presenza, sia nell’uso dei loro strumenti che nei canti di singolare sonorità che a turno e insieme offrono a un pubblico deliziato.

Volutamente Clementi evita discorsi che indurrebbero a mutare il quadro festoso e ingenuo di questa Sicilia virtuale, è una scelta che lo spettacolo permette, anzi esige, ché non potrebbe sviluppare temi realistici. Tutti vorrebbero davvero una terra di Bengodi, e Clementi la esibisce con astuzia, fermando il suo protagonista ai tempi dei calendarietti profumati dove Rachel Welch, Rita Hayworth e Gina Lollobrigida esibivano le loro forme procaci, la coscienza di ben altro che quel paradiso dei sogni si profilerà qualche anno più tardi. L’estro espressivo di Venturiello, ben sostenuto dal gruppo dei musici conquista il pubblico immergendolo per più di un’ora in un clima gioioso. Ed è questo che il teatro, al di là della realtà, è capace di fare.

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