CHINA DOLL

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di David Mamet

con Eros Pagni

Roberto Caccioppoli

regia di Alessandro D’Alatri

Teatro Stabile d’Abruzzo-Teatro Eliseo

Roma, 7 aprile 2016

Maricla Boggio

Ridotto all’estremo l’obbiettivo critico di una società del consumismo improntato, al di là della utilizzazione dei beni, a una affezione diretta ai soldi, questo “China doll” di David Mamet è un capolavoro di intuizioni, una progressivo addentrarsi nella china scivolosa  del valore del denaro in sé, a cui si sacrifica ogni altro interesse e affezione e passione, come chi ama il gioco per se stesso, nemmeno per vincere, ma per “essere”, “diventare” gioco in sé. “China doll” a quanto sappiamo significa “Sotto scacco”, ed è una frase idiomatica, può anche voler dire “un pasticcio”.

Di questo amore per il gioco in sé accade all’anziano miliardario in una vecchiaia invidiabile per salute e possibilità di ogni bene desiderabile. Innamoratosi di una giovane ambiziosa quanto bella con il capriccio dell’arredamento per giustificare la sua esistenza e dare al miliardario un appiglio per farla contenta e giustificare il suo intesse per lei, l’uomo attende che arrivi la fidanzata per una luna di miele che gli farà dimenticare gli affanni degli affari, sicuro com’è della sua intoccabile posizione di potente. La ragazza, che ha arredato un costosissimo aereo a lei donatole dall’amante, di portacenere e altre minuzie in cui spicca il suo gusto, dovrebbe raggiungere l’uomo con quello stesso aereo e poi ripartire con lui per la vacanza.

Ma le cose si complicano. L’aereo è atterrato per una spia accesasi in volo, il pilota non ha voluto rischiare di proseguire, adesso si dovranno pagare tasse pazzesche per quella discesa in un territorio in cui non avrebbe dovuto atterrare.

Il sempre più concitato dialogo tra il magnate e il suo avvocato, i responsabili dell’aeroporto, il proprietario dell’aereo ancora non del tutto venduto ecc. si sviluppa in un crescendo di battute, in cui emerge sempre più in maniera prepotente la volontà del protagonista di imporsi con l’autorità che si sente di avere in quanto possessore del potere del denaro. Gli è accanto, paziente, umile, in stato ammirativo, un giovane segretario che a quanto ammette lui stesso è lì, a sopportare i continui imperativi del padrone e le sue sfuriate perché vuole apprenderne la lezione, capire come sia diventato così potente.

La fidanzata, ogni tanto sentita al telefono e rassicurata che presto tutto si sarebbe appianato e loro sarebbero partiti per la sospirata luna di miele, diventa via via un pallido sfondo rispetto alle discussioni del miliardario con quelli che sente come suoi avversari, che vorrebbero strappargli l’ingente somma delle tasse per l’atterraggio dell’aereo: è una sorta di duello in cui il piacere di contestare, di impedire il prelievo, di risultare come sempre vincitore occupa la mente dell’uomo, che pare godere di quello scontro, dimenticando l’obbiettivo per cui ha fatto tutto quanto, acquisto dell’aereo, assunzione “forzata” della “signorina” per l’arredamento, viaggio ecc.

E’ la capacità di Mamet di far nascere via via un’ulteriore difficoltà, facendola crescere di gravità a denunciarne la genialità drammaturgica. Proprio perché la storia è minima, e il protagonista supportato da un pressoché silente segretario trionfa nel manifestarsi straordinario affabulatore, sta la sua originalità.Vi si confronta vittoriosamente Eros Pagni, maschera dura di potere, che si addolcisce appena nei brevi dialoghi con la fidanzata, quel tanto per risalire ancora più accanitamente nella battaglia per trionfare degli altri, dei diritti che altri accampano più o meno giuridicamente veritieri, ma sempre più alla ricerca di battere l’odioso contestatore. Ecco allora il mutare della diatriba partita come tassa per diventare multa, e poi insolvenza penale, e poi pericolosità da arresto immediato e da condanna altrettanto subitanea. E’ la vendetta di altri poteri, non illudiamoci che in qualche modo trionfi la giustizia. E’ una lotta in cui anche l’effimera speranza che qualcuno di onesto sia rimasto a cadere miseramente: il segretario bravo giovane, letti i documenti che il magnate teneva in cassaforte per servirsene come ricatto a quelle autorità che ora lo vogliono punire ma che hanno in sospeso conti che lui ben conosce e di cui è deciso a servirsi, lo ricatta a sua volta. E Roberto Caccioppoli sostiene con impeccabile stile il ruolo dapprima mite e poi ribaltato del solerte collaboratore:  Apparentemente il giovane vuol denunciare il padrone per quei documenti, ma molto più probabilmente se ne servirà lui stesso. Il finale è un po’ sotto il livello dell’intero testo, perché si risolve attraverso un inaspettato colpo di scena: il miliardario colpisce il segretario in fuga con i documenti uccidendolo con il modellino dell’aero che i solerti costruttori gli avevano inviato in regalo. Liberatosi così dal pericolo, il miliardario partirà per la sua luna di miele. Anche Mamet, una volta sviluppato tutto il discorso sul denaro, il potere, la mancanza di umanità ha dovuto porre termine al suo testo, quello che gli importava lo aveva già detto.

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