CIAO

IMG_0897di Walter Veltroni

con

Massimo Ghini

Francesco Bonomo

scene e costumi di Maurizio Balò

luci Umile Vainieri

regia di Piero Maccarinelli

Fondazione Teatro della Toscana

Roma, Teatro Quirino, 10.10.17

Maricla Boggio

Una confessione a cuore aperto, una riflessione che conduce a realizzare per sé quel padre mai conosciuto eppure così necessario per comprendere i propri comportamenti, un confronto fra quello che lui figlio si sarebbe aspettato dal padre e ciò che invece è andato scoprendo nel corso di una minuziosa ricerca attraverso gli anni, la delusione di quanto non vi ha trovato e l’orgoglio di quanto invece è riuscito a ricostruire di lui: questo ed altro contiene “Ciao”, lo spettacolo che è stato realizzato, con l’attenta e vigile regia di Piero Maccarinelli, partendo dall’omonimo libro appena pubblicato, di Walter Veltroni in dialogo con il padre, Vittorio, che morì di leucemia fulminate quando il figlio aveva  un anno.

Non nuovo a dialoghi spiazzanti fra chi è in vita e chi non c’è più, fra chi è presente e chi viene evocato dalla memoria e dal desiderio, Veltroni crea un dialogo fra il figlio vivo e maturo e il padre, rimasto all’età giovanile in cui morì, a trentotto anni. Quello del figlio, interpretato da Massimo Ghini, consiste soprattutto nell’interrogare quel padre evocato e apparso d’improvviso nella grande biblioteca della casa pur ristrutturata ma ancora della famiglia paterna. E’ una parte che l’attore coadiuvato dal regista riempie di stupori e ammirazioni, risentimenti e ripensamenti, nel dialogo che vede il padre, impersonato da Francesco Bonomo con un’adesione anche fisica all’originale, dalla parte di chi ha un profluvio di ricordi da offrire al figlio, che di quei momenti di vita ha tentato un approccio di documenti, lettere e filmati, ritagli di giornali e memorie tratte da quei reperti radiofonici e televisivi che costituirono il tracciato giornalistico attraverso cui si creò la fama di iniziatore e inventore di un linguaggio radiofonico e televisivo il giornalista Veltroni. E’ quindi, questo che ne viene fuori, un ritratto a tutto tondo di quel personaggio che assurse a fama indiscussa soprattutto nell’ambiente sportivo e  dell’intrattenimento popolare, sopra cui si eleva indiscussa la figura di Mike Bongiorno, un’autentica invenzione veltroniana.

Due momenti suscitano qualche sussulto felice nel contesto piano e interessante, ma senza colpi di scena, della rappresentazione. Il primo, quando nasce la discussione sull’adesione al fascismo da parte di Vittorio, che Walter contesta, reclamando una diversa possibilità di comportamento da parte del padre, come altri ebbero rifiutando il regime. Qui Vittorio si giustifica denunciando la necessità di sopravvivere, l’acquiescenza quasi totale del popolo e degli intellettuali, accampando anche una discutibile valutazione della situazione italiana anche durante il periodo della Resistenza da lui definita – cito a memoria – una sorta di contrasto in cui tutti si uccidevano e torturavano vicendevolmente, e negando quindi i valori dell’antifascismo e della lotta partigiana. Walter si tira indietro da questa valutazione, verrà anzi anche fuori un nonno che fu messo in carcere e torturato perché aveva nascosto degli antifascisti, e l’equilibrio familiare è raggiunto. L’altro momento forte dello spettacolo emerge quando si pone in primo piano, dopo tanto interrogare, lui, Walter, nella sua riflessione personale, nel suo fare una valutazione del proprio operato, nel riconoscere, con veemenza, di aver sbagliato. Lo sbaglio non viene definito, ma si avverte una sorta di pudore in questa affermazione, che prosegue poi nell’interrogarsi su quanto realizzato dopo, sulle strade intraprese, cercando sempre una via per dialogare, e portare avanti un discorso di fiducia nell’uomo.

È una sensazione singolare, quella di assistere a una sorta di flusso liberatorio di Walter, mentre il vero Walter sta sotto, in platea, e ascolta, e giudica se stesso. Ci si trova immersi un po’ in uno psicodramma, a cui anche noi, che questi anni li abbiamo vissuti, siamo partecipi.

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