CREATIVITA’ TEATRALE 2016

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ISTITUTO SUPERIORE UNIVERSITARIO

di Scienze Psicopedagogiche e sociali  “PROGETTO UOMO”

Anno Accademico 2015-16

Maricla Boggio

ESPRESSIONE TEATRALE

Sentirsi pioggia, nuvola, vento. Sentirsi foglia, uccello, alberto fronzuto. Sentirsi sopra un foglio gettando dalle mani il colore per dire il proprio cielo, o fiore, o mare…

Sentirsi suono che vibra nell’aria, diventare quel suono con tutto il corpo…

E poi finalmente far uscire la propria voce arricchita di creatività, dalle frasi quotidiane alla poesia, al TEATRO ripercorrendo il percorso creativo del poeta e dell’autore.

 

Per chi intenda sviluppare le proprie capacità di linguaggio e di espressività corporea questo corso induce ad aprirsi al mondo esterno attraverso una recuperata potenzialità interiore, nascosta, ignorata o repressa a causa di una adesione passiva agli stereotipi oggi di moda attraverso l’imitazione dei modelli televisivi e reclamizzati da internet ecc. che privano gli individui della loro caratteristiche specifiche.

 

Questo corso, pur breve rispetto alla necessità di affinare la propria sensibilità espressiva, è essenziale per operatori che lavorano nell’ambito della tossicodipendenza, dei ragazzi con problemi, degli anziani e nelle comunità terapeutiche e case famiglia in genere, per attivare in se stessi e poi nelle persone con cui si svolge il lavoro una maggior forza  nell’esprimersi creativamente, arricchendo le proprie capacità di comunicare con gli altri, fino a raggiungere, dopo varie fasi intermedie, L’INTERPRETAZIONE TEATRALE.

 

Il metodo base su cui si fonda il corso è il METODO MIMICO messo a punto da Orazio Costa, maestro di generazioni di attori e registi attualmente impegnati in teatro e cinema.

Attraverso il metodo mimico si sono formati per generazioni attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e della Scuola di Bari.

Esso non richiede particolari attitudini fisiche né memorizzazioni di tipo nozionistico, ma sollecita la persona ad esprimere quanto ha dentro di sé, sia che ne abbia consapevolezza sia che ignori la ricchezza espressiva che è in lui in quanto essere umano.

 

Specifico del metodo mimico è rendere PIÙ ESPRESSIVA LA GESTUALITÀ E LA VOCE, dalle forme più semplici del quotidiano alle interpretazioni teatrali.

 

Da tale accresciuta espressività si affronta LA POESIA, PARTENDO DALLA COMPOSIZIONE DEI VERSI e arrivando, attraverso la loro scrittura, ai sentimenti che li animano.

 

Il metodo sviluppa anche la PROPRIA CREATIVITÀ SUL PIANO PITTORICO. Il gesto si fa espressione del sentimento interiore, l’emozione si proietta sul foglio bianco imprimendogli ciò che la persona prova.

 

“L’istinto mimico è quella particolare attitudine spontanea dell’uomo a dare aspetto umano con il corpo e con la voce a un fenomeno o a un oggetto, animato o no; è un riflesso istintivo per cui di fronte a una realtà, esterna o interna, ci adeguiamo ad essa, tendendo ad assumere una forma fisica che ne è la trasposizione antropomorfica e impadronendoci del ritmo che le è proprio”.

L’UOMO SI IMMEDESIMA SPONTANEAMENTE NELLA REALTÀ; VIVERE SI PUÒ DIRE CHE SIA PROPRIO IMMEDESIMARSI.

Il metodo allena all’osservazione; affina la capacità di guardare e di vedere, di concentrarsi in un oggetto esterno, fino a quando questo oggetto diventi “interno” a noi e poi si “esprima” attraverso di noi.

In un gioco di alternanze fra assimilazione e differenziazione si costruisce l’identità del soggetto, la costruzione della sua personalità e l’estrinsecazione delle sue potenzialità artistiche.

Dai fenomeni visibili, dagli elementi naturali e dagli oggetti l’immedesimazione si trasferisce ai concetti, ai sentimenti, alle parole, fino alle forme dell’arte.

Il metodo è stato anche sperimentato con portatori di handicaps: attraverso la mimica si attiva un impulso al movimento mediante la parte creativa del cervello, che supplisce alla motorietà carente per la lesione del comando  razionale.

La docente ha tenuto corsi incentrati sul metodo in comunità ed istituti a Roma, Torino e Palermo, all’Accademia nazionale di Danza, al Centro Sperimentale di Cinematografia ecc.

 

Si lavorerà attraverso figurazioni, espressioni gestuali e fonetiche: l’aria, l’acqua, il sole, le piante, i fiori, i colori, le onde, gli uccelli ecc. come sviluppo e liberazione della propria creatività per arrivare alla parola.

Si lavorerà ad imprimere con le mani immerse nei colori su grandi fogli-quadro la propria impressione di un albero o di una qualche altra forma osservata e scelta.

Se qualcuno suona uno strumento musicale, si lavorerà sui suoni “esprimendoli” con il corpo e poi con la voce.

Si tenterà, a seconda delle potenzialità degli allievi, di interpretare un personaggio in qualche battuta teatrale di forte espressività o una poesia di particolare suggestione, sia a livello singolo che coralmente.

Bibliografia: Filmati realizzati da Maricla Boggio insieme a Orazio Costa, per la RAI, che saranno visti insieme agli allievi.

                       Libri: Maricla Boggio,

Il corpo creativo – la parola e il gesto in Orazio Costa, Bulzoni ed., 2001;

Mistero e teatro – Orazio Costa, regia e pedagogia, Bulzoni ed., 2004.

Orazio Costa maestro di teatro, Bulzoni ed., 2007:

Orazio Costa prova Amleto, Bulzoni ed., 2008.

Nei primi tre libri, a seguire la parte teorica, è pubblicato un laboratorio tenuto dalla docente, che descrive lezione per lezione l’itinerario svolto.

 

Per chi possiede una cultura teatrale si consiglia di aggiungere alla bibliografia il quarto libro di Maricla Boggio, “Orazio Costa prova Amleto”, in cui il metodo si dispiega in tutta la sua potenzialità espressiva teatrale.

 

Nel sito di Maricla Boggio si possono vedere i filmati da lei realizzati sul metodo insieme al maestro Orazio Costa.

Sito: www.mariclaboggio.it

RELAZIONE LABORATORIO DI ESPRESSIONE TEATRALE di Evelina Aiassa

EVELINA-AIASSA

Scrivo questa relazione dopo aver quasi perso le staffe con un bambino del centro ove
faccio animazione. Sono rientrata in casa e tra la rabbia e la frustrazione mi sono
accasciata sul pavimento. Vedo tutto nero. Come sfogarmi? Così, come nei cartoni
animati, si illumina una lampadina: mi viene in mente la leggerezza ed il sollievo che si
provava nel fare laboratorio teatrale all’IPU. Mi siedo a gambe incrociate, chiudo gli occhi
e respiro. Sono respiri lenti, sempre più profondi; le mie mani simulano i miei polmoni. La
tensione scende dalle spalle alle braccia, poi nelle gambe per scaricarsi a terra: inizio a
rilassarmi. Aspetto qualche attimo, mi alzo, prendo i colori dall’armadio e via! E’ un attimo,
pochi movimenti e le emozioni sono scaricate. Ferma fisso il foglio: nero e giallo si
graffiano vicendevolmente. Rimango lì davanti quasi ad aspettare il giudizio che le
compagne davano durante il laboratorio. Io sono qui, le mie emozioni lì.
E’ curioso e stupefacente vedere come con il nostro corpo possiamo esprimere tanto,
come un sano lasciarsi andare ci libera e ci rende leggiadri anche nel nostro animo,
vincendo sulla pesantezza di certi episodi della quotidianità.
Rammento le ore vissute assieme a lei e alle compagne di corso, ciò anche grazie al mio
diario su cui scrivevo i frutti e gli arricchimenti colti nella giornata.
Il suo è un laboratorio altamente educativo: ci pone davanti al nostro corpo, alle nostre
sensazioni e alle nostre emozioni. E’ sbalorditivo come, tramite esso, si venga a
conoscenza del proprio corpo. Infatti, se si deve fare la mimesi di un animale, o di una
pianta, o rappresentare un’emozione, si deve essere il soggetto da rappresentare dalla
punta dei piedi alla punta dei capelli: le mani sono una pianta, la testa, le spalle, le gambe
sono pianta! Come sostiene Orazio Costa: “l’uomo si immedesima spontaneamente nella
realtà, vivere si può dire che sia proprio immedesimarsi”.
E’ stato un laboratorio, oltre che di crescita personale, anche di gruppo. Infatti, dopo la
rigidità iniziale ci si apriva agli altri superando le catene della vergogna, dell’imbarazzo e
del giudizio; tante piccole rappresentazioni, nel giusto momento, si riunivano in un
armonioso concerto sottoforma di stormo, incendio e tempesta. Si imparava a guardare
l’altro, il suo esprimersi, il suo comunicare, non solo se stessi.
Inoltre, sto scoprendo come i suoi insegnamenti, quelli del professor Costa e il modello di
alcuni attori, abbiano dei riscontri positivi nella quotidianità: dallo scaldare le corde vocali
di prima mattina al conoscere il proprio essere.
Anche le lezioni fatte sulla lettura delle poesie portano i loro frutti: nel leggere i pensieri
degli autori il loro messaggio si fa più profondo, più proprio, cerco di interpretare le loro
parole, tento di immedesimarmi in quello che poteva essere il loro stato d’animo, la loro
percezione, mi calo in quella che immagino essere la loro parte.
Facendo ciò tutto acquisisce un nuovo sapore.
Rileggendo le fotocopie che ci aveva lasciato sono rimasta molto colpita di uno stralcio in
particolare, quello in cui Orazio Costa affermava che attraverso la mimesi, e dunque la
stimolazione di un’immagine di fantasia, degli anziani riuscissero ed effettuare dei
movimenti primari che nella vita quotidiana invece non riuscivano a fare (ciò perchè il
processo del comando al muscolo interessato perveniva per un’altra strada nervosa).
Un’affermazione che per me si è rivelata una novità, novità da approfondire.
Inoltre, sto prendendo in considerazione il dare inizio ad un laboratorio di espressione
teatrale al centro estivo in cui sono animatrice; un corso soprattutto dedicato ai bambini.
Ispirazione giunta dai video che lei ha condiviso con noi. Magari il prossimo anno, dopo
aver fatto un po’ di pratica e con l’appoggio di qualcuno più esperto di me, vedrò.
La ringrazio del tempo che ci ha dedicato,
arrivederci.

RELAZIONE DI Eleonora Parmigiani

Nell’ambito del corso per Educatori Sociali che stiamo frequentando all’Istituto Progetto Uomo ci è stato proposto un ciclo di lezioni sul “Metodo mimico”.

Sinceramente, all’inizio ero molto scettica quando ho iniziato a frequentare il laboratorio tenuto dalla professoressa Boggio: ricordo di aver provato uno strano senso di timore poco prima di cominciare. Ma veramente avrei dovuto fare quelle cose davanti a tutti?

Imbarazzo. Questa era l’unica parola che mi veniva in mente.

Poi, mi sono detta “proviamoci”. E qualcosa ha cominciato a cambiare: mentre fissavo gli alberi, le foglie, l’erba, ho cominciato a sentire, a provare e, soprattutto, a essere; mentre mi muovevo, mi pareva di diventare piano piano quell’albero, quella foglia e quel filo d’erba che avevo prima osservato, entrando a far parte del cosmo e sentendomi non solo in armonia con lui, ma con tutto ciò che pulsava di vita.

Disegnare poi in astratto le esperienze che avevamo appena vissuto, come le chiome degli alberi nel vento, è stato incredibile: una scintilla di colore che accende un fuoco di emozioni.

È difficile da spiegare come sensazione se non si è mai provato ma, per me, il metodo mimico è stato un’esperienza catartica che mi ha aiutato a liberare il mio subconscio e permettermi di vivere esperienze che, fino a poco tempo fa, avrei pensato solo di poter sognare. Un esempio fra tutti: nel momento in cui ho cominciato a guardare gli uccelli volare e a divenire lentamente uno di loro, non ho semplicemente tentato di copiare il libero e maestoso volo di quegli animali ma, insieme a quello stormo, nell’azzurro del cielo c’ero anch’io.

Uno dei compiti più ardui, almeno per me, è stato il mimare cose non tangibili come i colori o le emozioni. Forse per un qualche meccanismo mentale instillato dalla società in noi, credo che ci venga spontaneo essere restìi verso un metodo di espressione diverso da quelli ai quali siamo abituati. Ma frequentando il suo corso, professoressa Boggio, ho imparato che gli unici limiti sono quelli che ci imponiamo da soli.

Ancora adesso, anche semplicemente ricordando le lezioni, una sensazione di pace interiore mi pervade e riesco a sentirmi un tutt’uno con la natura e l’universo stesso che ci circonda.

Ho imparato a capire che io, come persona, come essere, come me stessa, non sono il centro dell’universo ma, ancora meglio, ne faccio parte e questo pensiero, oltre a rendermi l’anima più leggera, mi trasmette un senso di infinito che condivido con il mondo intero.

È una sensazione bellissima avere la coscienza di sé e di quello che ci circonda.

Una delle cose che non mi aspettavo dal metodo mimico (e che invece spero continui ad accompagnarmi nel mio percorso, non solo professionale, ma anche di vita) è stata l’incredibile forza emotiva che mi ha investita, trasmettendomi il possibile, il poter esprimere liberamente il proprio essere interiore che esplode con tutto il suo io.

Se dovessi riassumere in poche parole ciò che il metodo mimico è, direi che è il mezzo che aiuta a richiamare espressioni libere e spontanee che abbiamo perso e forse represso. Ma questa è solo la mia impressione perché sono sicura che, per chi abbia avuto la fortuna di partecipare a queste lezioni, significhi qualcosa di diverso e di personale per ognuno di noi.

All’inizio ero sicura che avrei raccontato ai miei amici di quella volta che quell’insegnante strana ci aveva fatto fare degli esercizi bizzarri per superare il suo corso; invece, eccomi qui a raccontare loro di come questa incredibile artista mi ha insegnato un modo per ritrovare la sintonia con me stessa. Questo grazie anche alla sensazione continua che, dopo aver seguito il suo corso, posso ora esprimere ogni cosa la mia mente possa creare.

Grazie ancora.

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