DIALOGHI/PLATONE

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scritto e diretto da Giovanni Franci

con Paolo Graziosi

e

Giammarco Bellumori, Orazio Caputo, Alberto Melone, Fabio Vasco

Roma, 11 ottobre 2019-10-11 Teatro Off/off

Maricla Boggio

Dopo più di mezz’ora di esercizi ginnici, percussioni a pedane ed emissioni vocali, forse con intenti preparatori da parte dei giovani attori, si avvia “Dialoghi/Platone” che neo-regista/autore Giovanni Franci ha elaborato mettendo al centro di una serie di brani dei famosi “dialoghi” di Platone la figura di Socrate fra i suoi allievi, alternando a momenti didascalici relativi al significato di parole e concetti le frasi pronunciate dai protagonisti mentre discutono con il maestro. Tema subito enunciato, quello della morte del filosofo, con i relativi capi d’accusa del Tribunale di Atene cotro di lui ; ci si focalizza su alcune massime relative a quel proprio personale sentire – il “daimon”, non nominato ma ben riconoscibile –  che il filosofo ha sempre posseduto dentro di sé tenendolo come guida dei suoi comportamenti; si si addentra nel dialogo fra il filosofo ed Eutifrone su quanto è giusto e quanto ingiusto, con conseguente débacle del malcapitato; ci si inoltra nel dialogo fra il caro amico Critone e il maestro, nel giorno in cui sarà eseguita la condanna. Paolo Graziosi è al centro del gruppetto dei suoi fedelissimi, fra i quali più vicino a un’intesa con gli spettatori è proprio il meno filosofo di tutti, quel Critone a cui lo spettacolo affida la corda della commozione per l’ingiusta morte di Socrate, purtroppo trascurando lo sviluppo del pensiero socratico, la replica del filosofo a dimostrazione della giustizia delle leggi e dell’ingiustizia di chi le applica, e la sua volontà di non sfuggire alla morte per la coerenza dovuta alle leggi della sua città.

La rappresentazione, più che la finezza del pensiero socratico, si sofferma sul tema dei rapporti di Socrate con gli allievi, dando per scontata una solida omosessualità del maestro, e insistendo sul suo rifiuto ad avere rapporti con il bell’Alcibiade, nonostante le lusinghe del famo socondottiero, a cui Paolo Graziosi offre con disinvoltura una ironica collaborazione. Viene poi enunciato il tema della filosofia come preparazione alla morte, attraverso la necessità di liberarsi dal corpo per rendere l’anima immortale. E il concetto di Socrate come riferimento al Cristo è altro elemento importante, appena accennato, che si poteva modernamente sviluppare.

Negli anni Sessanta-Settanta ci fu uno spettacolo del Living Theater – “Mysteries” – in cui gli attori, scacciati dall’America che li considerava pericolosi, strisciando sul pavimento si inserivano fra le file delle poltrone dei nostri teatri borghesi, in un discorso gestuale di lotta contro la guerra e ogni forma di violenza: quel contatto metteva in crisi gli spettatori, per la vergogna dell’impotenza a bloccare le stragi di esseri umani, nella ripetizione ininterrotta dei conflitti dell’epoca. Sul piano degli eccidi, il panorama attuale forse non è cambiato in meglio. Oggi in teatro – come è accaduto stasera all’Off/Off –  c’è anche un’invasione degli attori in platea con disinvolto stile omosessuale, mentre un cazzetto goliardicamente denudato, vagante su e giù per la sala, suscita una divertita e composta allegria fra il pubblico.

Qualcosa rimane, nell’aria, delle parole socratiche, soprattutto per l’esattezza verbale di Paolo Graziosi che fa arrivare agli spettatori la saggezza delle sue frasi con icastica fluidità. Fra i giovani “allievi” si distingue per una certa forza espressiva Alberto Melone, a cui si aggiungono con sciolta inibizione Giammarco Bellumori, Orazio Caputo, Fabio Vasco, a turno dialoganti con il loro maestro.

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