DICHIARO GUERRA AL TEMPO

IMG_3619 shakespeare applausi

da I Sonetti di William Shakespeare

con Manuela Kustermann e Melania Giglio

che canta dal vivo su le musiche di

Pink Floyd, David Bowie, Queen, Rolling Stones,

Joni Mitchell, Peter Gabriel, Cat Stevens

costumi Daniele Gelsi

luci Valerio Geroldi

regia Daniele Salvo

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello,

Festival La Versiliana

Roma, Teatro del Vascello, 15 maggio 2018

Maricla Boggio

 

Un cortocircuito del tempo dà la scossa agli spettatori fin dal primo apparire in scena di una  Regina elisabettiana e di un agile modernissimo danzatore rock in un fantastico vagare attraverso i sonetti di Shakespeare nel passato e in un presente che è anche futuro, cavalcando con arditi salti verbali e canori l’universo dei sentimenti, dove l’amore è il perno di ogni umano agire.

Questo amore viene ad essere sviluppato sotto due diverse angolazioni, entrambe protese all’eternità, sfuggendo al banale insorgere del quotidiano, in una visione che valorizza la scrittura nel suo sfuggire alla deleteria insorgenza della vecchiaia a cui ogni bellezza è costretta a cedere e a sparire; ma altrettanto eterno è il riprodursi dell’essere umano nei figli, in un sangue che continuamente si rinnova producendo altra gioventù a sostituire quella gravata dagli anni. È una sorta di combattimento che si instaura fra queste due opposte eternità, che le due Allegoriche Figure animano con alterne espressioni.

Manuela Kustermann è una fatata Regina emersa dalle storie shakespeariane, imponente nel suo fastoso abbigliamento, presenza vivente della Parola Poetica destinata a durare nel tempo eppur convinta di quella altrettanto vitale natura destinata a sopravvivere all’effimero che è il sangue dei figli: è lei che insiste corteggiando l’agile efebo impersonato da Melania Giglio, fra giovinetto William e David Bowie, interprete di canora potenza a esternare una forza sovrumana nella gestualità e nella voce che si contrappone all’allegoria regale della poesia che è Kustermann.

Si intrecciano sfiorandosi, le due presenze, destinate a percorrere universi paralleli di astrazioni e di materialità, offrendo agli spettatori un’alternanza fra riflessione tematiche emergenti dai sonetti e intense emozioni sonore.

Sostengono simbolicamente l’incantato svilupparsi del non-dialogo le immagini che a pieno sfondo si sovrappongono simbolicamente, suggerendo l’alternarsi delle stagioni – bellissimo quel rigare delle gocce a intravedere un paesaggio, ma da un vetro di automobile o finestra, un eterno divenire che si avverte oggi in una dimensione altra – e l’inquieto inseguirsi delle due presenze attraverso l’avvicendarsi delle stagioni, in un gioco di incastri in cui la poesia e il canto si rubano a gara l’attenzione del pubblico.

È Daniele Salvo a creare la temperie delle tante emozioni che si contrastano tentando di prevaricarsi, fra verbo immortale e ininterrotta vitalità del sangue. Regista e autore insieme alle sue interpreti,  Salvo suggerisce inventando un percorso, in un modo consolatorio, heideggeriano, di “esserci”, con profondo e sorprendente divertimento nel sollecitare la partecipazione di chi assiste.

Teatro puro, nella dimensione dell’inventare e del farsi evocazione, di volta in volta, per il puro gioco di interpretare.

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