DIMENTICANZE

Unknown

di Michela Marzano

 

Rai 2, 18 settembre 2019

 

Maricla Boggio

Già dal titolo con cui si annuncia la trasmissione di Michela Marzano la situazione in cui vengono a trovarsi le persone toccate dall’Alzheimer è considerata come un fatto che riguarda il comportamento, che “dimentica” quanto fino a poco prima gli apparteneva: la patologia sfuma in un modo diverso di affrontare i rapporti con gli altri e con sé stessi.

È per questo motivo che i personaggi che si susseguono nella trasmissione gestita da Michela Marzano non sono presentati come oggetti da studiare, e meno che mai da considerare secondo i caratteri clinici della malattia che li ha colpiti, ma come persone che raccontano di sé e del loro status secondo il momento in cui si trovano in rapporto con esso. Storie, ciascuna, in cui chi vi assiste diventa partecipe di una sorta di sdoppiamento fra chi racconta di sé e chi è davvero chi racconta. È lo sguardo che non si rapporta all’altro con cui si instaura il dialogo a mettere in luce questa distonia, che è insieme dolorosa e carica di una dignità indiscutibile. Raccontare di sé come presenza attiva e prevederne nel contempo il graduale degradarsi è un colpo al cuore di chi assiste e al tempo stesso un richiamo a una diversa considerazione della malattia.

Sfilano sullo schermo uno dopo l’altro i casi di persone colpite dal male. E stupisce che si tratti in maggioranza ancora di giovani. Paolo ha quarantasette anni, una moglie consapevole e dolcissima che racconta delle loro giornate, e due bambini adolescenti. È lo sguardo proiettato lontano di Paolo, con la consapevolezza di quanto inevitabilmente accadrà, a comunicare ancor più delle parole lo struggimento di chi, come lui, sente sfuggirgli la prospettiva di una vita prevista e negata.

Così, con diversi sviluppi, si presentano le altre storie. Una donna un tempo sensibile pianista, adesso impotente a suonare per la ribellione delle dita irrigidite, è fremente di vita ritrovata al richiamo della musica nella danza allegra dove si sente ancora desiderabile e giovane. Così la bella, quasi ancora ragazza, nel compagno determinato a restarle sempre accanto ha trovato lo specchio di sé e la fiducia nel non essere abbandonata alla solitudine. Attraverso il racconto condotto da Marzano con lucida precisione e partecipata capacità di comunicare si scopre un mondo sconosciuto di persone che stanno di contorno a chi è colpito dall’Alzheimer e lo contengono con l’affetto, come di un comportamento che attenua con la sua forza la crudeltà del resto del mondo.   Michela Marzano ha sperimentato nella sua famiglia l’intervento dell’Alzheimer che ha colpito la madre del marito. Ne ha scritto “Idda”, un libro delicato, dall’intensa capacità di coinvolgere chi legge; il passaggio successivo di questa tematica è stata questa trasmissione la cui esemplarità si fonde con la sensibilità del racconto particolare.

Il film che ha preceduto la trasmissione – “Ella e John” di Paolo Virzì – raccontando la storia di una anziana coppia americana in cui lui è malato di Alzheimer e lei afflitta da un male incurabile offre una ben diversa riflessione: a un film tutto può essere concesso, soprattutto se vuole mostrare la condizione tragica di moltissime persone che vivono negli USA, dove la Sanità è piuttosto lontana da una assistenza accettabile. Ma il finale, di un doppio suicidio che consenta finalmente ai parenti di non doversi più accollare il peso di due pesanti carichi familiari, pur segnalando in sostanza una dura realtà, non suggerisce né soluzioni, né il recupero di quell’amore che insieme alla misteriosa forza evocativa della musica – come dice Marzano – rimane unica fonte a cui attingere per dare senso alla vita.

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