DOPPIAGGIO

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di Maricla Boggio

regia Jacopo Bezzi

con Jacopo Bezzi, Emanuela Damasio, Alessandro Moser, Elisa Rocca.

La voce di Gianni è di Ferrante Cavazzuti

Musiche a cura di Giorgio Stefanori

Una produzione La Compagnia dei Masnadieri

Teatro Spazio 18B

5 marzo 2020

Enrico Bernard

Pubblicato per la cortese concessione di “SALTINARIA”.

Guido, noto doppiatore di telenovelas e divi del cinema, si ritrova in sala di doppiaggio con la vecchia fiamma Amy, attrice di ritorno dall’America dopo il matrimonio con Tony, produttore cinematografico, per prestare la voce al protagonista maschile di un nuovo film. Lia, un tempo attrice di teatro, accoglie il ritorno di Amy con entusiasmo, ricordando i tempi dell’Accademia in cui insieme recitavano le battute del Cecoviano “Il Gabbiano” che accompagna come uno spettro e una suggestione, tutto lo spettacolo.   In un serrato intreccio di ruoli tra gelosie, successo, lavoro, falsità e sacrificio, il gioco in scena degli attori offre un divertente e ironico spaccato del mondo del doppiaggio e dello spettacolo.

Doppiaggio  è il (volutamente) ingannevole titolo della commedia di Maricla Boggio andata in scena per la regia di Jacopo Bezzi. Perché “ingannevole” (tra virgolette)? La questione è che la parola solo apparentemente, per altro in maniera assai divertente,  chiama in causa il mondo della tecnica cinematografica della postproduzione.  In realtà dietro, o per meglio dire dentro il termine  doppiaggio si innesca un altro e più profondo tema, quello del doppio. Non a caso del resto uno dei testi sacri della drammaturgia contemporanea risale all’Antonin Artaud de Il teatro e il suo doppio.  Ed è proprio all’elaborazione di questa doppiezza  – ossia dello sdoppiamento tra personaggio e protagonista, tra protagonista e suo interprete-doppiatore, tra personaggio doppiato e il suo doppio nella vita reale, che Maricla Boggio si gioca il suo asso.

L’autrice cala dunque  la carta vincente in una partita apparentemente “normale” che all’improvviso si trasforma in un tourbillon di situazioni e di intrecci da capogiro che, rimanendo sempre spassose, sfiorano diversi generi sdoppiandosi a loro volta come monadi, mitosi di cellule che si dividono per ricreare nuovi mondi e nuove vite. Si passa così trascinati da un vortice apparentemente casuale dalla commedia borghese alla farsa, dal dramma familiare a  Checov, dal cinema al teatro, dalla televisione alla radio, dalla sit-com alla tragedia e come se nulla fosse alla telenovela: tutte situazioni innescate,  per essere poi disinnescate da altri colpi di scena  che ne ribaltano il senso, da uno spunto  abbastanza realistico e quotidiano.

La commedia, per ridurre il tutto ad un filone unico, gira infatti su una situazione piuttosto comune. Due di attori, ex speranze dell’accademia di arte drammatica, hanno riposto i loro sogni artistici per condurre una vita borghese piuttosto agiata. Lui lavora nell’ombra come doppiatore pagatissimo e molto ricercato, ma lontano dai riflettori, mentre lei accudisce la casa, i pargoli e l’agenda caotica del marito. Che volere di più? Niente. Ed è proprio questo niente,questo vuoto pneumatico, questa comune rinuncia all’arte del palcoscenico inteso come missione totalizzante (e, diciamolo, affamante) innesca auna tensione di fondo, una vibrazione che richiama i fantasmi cecoviani di un lontano  saggio di accademia, i sogni di Nina…

Ma ecco che la vita presenta una sorpresa: l’occasione di doppiare un film hollywoodiano interpretato da una diva dello starsystem che,  quando si dice il caso, è stata compagna di accademia di entrambi i coniugi per poi eclissarsi a Los Angeles per sposare un noto produttore. E galeotto fu questa volta il doppiaggio, la diva si doppia da sola accanto al suo vecchio amore, il compagno di accademia. Una situazione che risveglia passioni sopite, amori e dissapori, speranze deluse e sogni infranti. Deus  ex machina lo strampalato produttore che piomba a Roma per il lancio del film e che fiuta subito l’affare di sfruttare la situazione tra lacrime, amori, rimpianti, gelosie e quant’altro,  per innescarci sopra un nuovo  successo cinematografico strappalacrime.

Come dicevo la struttura dell’opera di Maricla Boggio è ellittica e tende ad implementarsi ad ogni giravolta con un genere nuovo, spiazzante, sorprendente: il finale presenta poi  una soluzione fiabesca. Il doppiatore viene riscoperto come attore  e trapiantato a Hollywood, la moglie ex attrice resta a Roma per curare la famiglia  ma per sua fortuna e gioia, dulcis in fundo, viene coinvolta da un giovane regista in una rappresentazione proprio del Gabbiano. Il produttore ha il suo bel pacchetto di fiction pronto da sfornare e la diva resta una star nel firmamento della produzione americana. Insomma, una divertente e saggia fiaba a lieto fine dove al centro della questione c’è appunto lo sviluppo della personalità, gli sdoppiamenti, lo sliding doors della vita, il perdersi e ritrovarsi: per dirla sinteticamente la ricerca del nostro comune doppelgänger.

La regia di Jacopo Bezzi tiene alto il ritmo della commedia usando sapientemente luoghi e luci che stilizzano e sincretizzano spazi e dimensioni con  fluidità e credibilità così da allargare con l’immaginazione i metri quadri dello Spazio 18 b come un palcoscenico in grande stile, in questo meccanismo emulando la struttura drammaturgica dell’opera che potrei paragonare come accennavo ad una matrioska russa, in cui si celano le varie “anime” del testo, una dentro l’altra.

Ai ritmi e al gioco del teatro (e del suo doppio) ottimamente contribuiscono Alessandro Moser nel ruolo di Gudo, il doppiatore-doppiato e doppiante che si ritrova a vivere più vite in una. Emanuela Damasio è una spassosissima Amy tutta sopra le righe, eccessiva come deve essere una diva un po’ casareccia stile hollywood de noantri, mentre Elisa Rocca ascetica e rinunciataria (di sogni) moglie di Guido si illumina con la sua Nina cecoviana nel cuore. E che dire di Jacopo Bezzi, il produttore italo-americano che mastica dialetto del centro italia e accento yankee con un fare grottesco e caricaturale che in realtà corrisponde ai tanti personaggi del genere che si incontrano nello show businnes tra Cassino e Los Angeles? Veramente bravi tutti.  Applausi.

 

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