E::: SE IL TEMPO FOSSE UN GAMBERO?

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testo di Jaja Fiastri e Bernardino Zapponi

musiche di Armando Trovajoli

dal repertorio di Garinei e Giovannini

direzione musicale di Maurizio Abeni

coreografie di Rita Pivano

scene di Gabriele Moreschi

costumi di Carla Accoramboni

produzione Violaproduzioni

con Francesco Pannofino Emy Bergamo

regia di Saverio Marconi

Roma, Teatro Brancaccio, 20 dicembre 2016

Maricla Boggio

Questi trent’anni trascorsi dal debutto al Teatro Sistina della commedia incidono parecchio. La storia è quella di una ottantenne che, nel 2016 festeggiata da dei ragazzi di buon cuore per il suo compleanno, si trova a rimpiangere di non aver ceduta, quando aveva vent’anni, alle avances di un principe per mantenersi virtuosa. Il Diavolo in ascolto la fa tornare indietro a quei vent’anni in cui, Adelina, fruttarola di Campo de’ Fiori accanto alla mamma accanita giocatrice di carte, viene corteggiata da un principe che ne vorrebbe ricavare un’avventura, non certo un matrimonio, e le manda un suo emissario, spigliato e volenteroso di farla cadere nel peccato, al punto da mettersi al servizio del principe per consigliarla a cedergli.  Ricordo – per inciso – che decenni fa a Roma circolava davvero un signore dall’aria distinta e molto agée che si presentava come il principe polacco Poniatowsky, forse gli autori vi si fossero ispirati.

Prima sulla difensiva con parecchi  ceffoni ben assestati al principe dalle mani lunghe, la ragazza è sul punto di cedere per aiutare la situazione familiare – la madre ha perso tutto in un giro di carte truccate -, ma in realtà si è innamorata dello “chaffeur” del nobile, che è il diavolino inviato sulla terra dal “Capo” per consigliarla ad accettare la corte del principe. La storia, dopo varie vicende, si conclude con un intreccio fra realtà e sogno, perché la ragazza sposa lo chaffeur ed entrambi trascorreranno insieme la vita, fino a una vecchiaia comune, lontana dalla solitudine.

La commedia è arricchita da una compagnia di giovani impegnati in numerose danze, sia popolari che da gran ballo al castello, e si destreggiano con entusiasmo nei momenti corali, sostenuti anche da canzoni di piacevole ascolto, secondo uno stile varie volte messo a punto da Saverio Marconi, esperto di musical. Le scenografie sveltamente vanno e vengono con dovizia, trasformando il palcoscenico nei vari luoghi del racconto, addirittura riproducendo la piazza di Campo de’ Fiori dove si innalza la statua di Giordano Bruno; e poi, il giardino principesco con fontana e sfondo di San Pietro, la casetta civettuola di Adelina, la sala da ballo del principe e così via. Nel racconto si trova anche un richiamo ad antiche usanze popolari di stampo romanesco, ormai scomparse nella attuale fretta tecnologica, dagli gnocchi fatti in casa al gioco delle carte inveterato da farsi comunque  fra amiche, a  una religiosità condita di pregiudizi – Santa Pupa implorata per trovare marito – mentre la descrizione della vecchiaia è davvero quella artritica di tempo fa – l’ottantenne con difficoltà a camminare – , senza dimenticare una diversa considerazione della virtù.

Certo, il regista ha portato al presente 2016 l’inizio della storia, con tanto di ragazzi modernissimi negli abiti e nei comportamenti, mentre il passato va indietro fino alla metà degli anni Cinquanta. Ma restano quei trent’anni di differenza dal debutto della commedia, per cui quei cinquant’anni di retrocessione per trovare Adelina ventenne arriverebbero al 1936. E si sente, questa differenza, con la storia di un Diavolo in mantello rosso, che poi si innamora e si umanizza. Insomma nella vicenda si avverte una certa inadeguatezza nei costumi e nella mentalità. Detto ciò è giusto dire che i due interpreti principali sono impegnatissimi a rendere piacevoli e divertenti i loro personaggi. Nell’edizione originale il Diavolo era Enrico Montesano, e Nancy Brilli Adelina, ed erano due bei giovani che si innamoravano a dispetto di quell’antipatico tombeur de femmes del principe. Qui Emy Bergamo offre tutta la sua simpatica spontaneità al personaggio, destreggiandosi nei vari risvolti della commedia. Francesco Pannofino sfrutta le sue doti comiche con simpatica disinvoltura, portando il personaggio ad una sorta di ragazzone incredulo di essere oggetto d’amore da parte della bellissima fruttarola, che la convenzione teatrale rende possibile.

La gente si diverte allo spettacolo, trascinata dal vigore del gruppo di danzatori e cantanti, in una voglia di disimpegno natalizio che non si può non consentire in un periodo di perenni disagi e preoccupazioni.

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