EMILIA

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scritto e diretto da Claudio Tolcachir

con

Giulia Lazzarini

Sergio Romano, Pia Lnciotti, Josafat Vagni, Paolo Mazzarelli

scene Paola Castrignanò

costumi Gianluca Sbicca

luici Luigi Biondi

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Roma,  Teatro Argentina, 26 marzo 2017

Maricla Boggio

“Emilia” è uno spettacolo realizzato da Claudio Tolcachir, regista e autore argentino. Ne abbiamo seguito i complessi sviluppi, che mettono a fuoco le vicende di una famiglia medio-borghese nel suo incontro casuale con Emilia,  la vecchia governante di Walter, da decenni mai più vista dopo innumerevoli anni di vita in comune.

Si partecipa molto al vivace svolgersi dei comportamenti. Lo spettatore ne è come catturato, reso partecipe dei comportamenti dei membri di questa famiglia, spesso per lui misteriosi tranne che a rivelarsi in una scena successiva.

Felici e spensierati all’inizio dell’incontro con la  vecchia bambinaia di Walter, i tre membri della famiglia: Carolina, la moglie, dopo qualche passaggio sonnambulico in scena – foriero di successive nevrosi – pare sprizzare allegria per la nuova casa in via di sistemazione; Leo, il ragazzo ancora infantile, affettuosissimo con Walter, il padre, che se lo sbaciucchia e poi anche lo palpeggia generando nel pubblico una qualche avvisaglia; Walter stesso, così innamorato della moglie da stringerla in amplessi espliciti pur di fronte al ragazzo e alla un po’ meravigliata ma sempre sorridente e fiduciosa Emilia.

Questo il panorama da cui parte la vicenda familiare che Tolcachir ha costruito minuziosamente insieme ai suoi attori, ripercorrendo quanto già aveva realizzato in un suo teatrino di Buenos Aires con attori argentini, dove Antonio Calbi  visiting ha maturato l’idea di scegliere come omaggio alla nostra grande Giulia Lazzarini quel testo attraverso cui potersi di nuovo offrire al pubblico in un’interpretazione che la vedesse protagonista, dopo le tante prove sostenute nelle regie di Strehler.

Non c’è dubbio che Calbi abbia scelto bene, e lo spazio per Giulia nel ruolo della governante c’è ed è anche dilatato dalla sua sensibilità che rasenta, al di là dell’indubbia arte, una virtuosistica capacità interpretativa, in grado di trarre da lievi cenni del testo o delle didascalie forti sollecitazioni all’emozione del pubblico. Il personaggio di Emilia rivela fin nei minimi dettagli momenti dell’infanzia e fanciullezza del suo ex ragazzo con una tenerezza infinita, che cozza clamorosamente con quello che di lui vediamo nella maturità, egoistico e sospettoso, geloso ed esclusivista, dedito a comandare usufruendo di quel potere di prestigio economico che gli ha consentito di impadronirsi di quella famiglia prima  guidata da Gabriel, una sorta di simpatico borderline squattrinato e senza casa, ma tanto affascinante da far sì che l’attuale moglie di Walter gli si getti addosso appena lui a sorpresa si presenta,  e voglia andarsene via con lui.

L’apparizione di Gabriel fa crollare il castello di carte della effimera gioiosa situazione familiare, e il disperato tentativo di Carolina di raggiungere l’ex marito rende pazzo di gelosia Walter che trasforma a sorpresa la sua passione in un abbraccio mortale. Testimone inconsapevole e sempre intenerita è Emilia, che tutto quanto è accaduto dal ritrovamento dell’antico suo ragazzo fino ad allora ha raccontato al pubblico, rivolgendoglisi come in una confessione, la sua esistenza quale si è trasformata a fronte dell’incontro con la famiglia.

Astutamente Tolcachir rende emblematiche certe descrizioni di Emilia che parla di se stessa come di una sollecita collaboratrice di madri in crisi da carcere, con bimbi da accudire: potrebbe trattarsi di una volontaria, invece si tratta proprio di lei carcerata, che si è addossata la morte di Carolina, sempre per amore di quel suo antico ragazzo.

E’ qui che la drammaturgia di Tolcachir si trova un po’ sul filo del rasoio. Non tanto perché un’anziana signora non andrebbe in carcere alla sua età, quanto per questa morale che consente all’assassino, sia pure per amore, di essere libero di continuare a vivere la sua vita. La moralità antica di Emilia non vuol vedere la realtà, illudendosi che il bene è dalla sua parte, e quindi è cieca nei  confronti della verità. Sarebbe stata un’occasione per far entrare la tragedia nella drammaturgia attuale. Ma tante volte è stato detto che la tragedia nel teatro che rispecchia la nostra società è impossibile. Quindi Emilia stia in carcere e Walter viva la sua vita di eterno ragazzo.

Occorre riconoscere che il gruppo degli attori guidati da Claudio Tolcachir ha sviluppato un lavoro di alta qualità, dove la partecipazione di ognuno si è fusa con quella degli altri in un impasto di notevole livello espressivo, talvolta trasportando l’azione scenica in una sorta di psicodramma tuttavia mantenuto su di versante teatrale di indubbia professionalità.

E la Emilia di Giulia Lazzarini rimane una figura emblematica, al di là delle osservazioni drammaturgiche, di dolente e sorridente pietas.

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