FINCHE’ VITA NON CI SEPARI

di Gianni Clementi
con Giorgia Trasselli Antonio Conte Nicola Paduano Alessandro Salvatori Cristiana Vaccaro
scene di Tiziana Liberetti
costumi di Velia Gabriele
foto di Pino Le Pera

musiche di Andrea Perrozzi

regia di Vanessa Gasbarri

Roma, Teatro dei Servi, dal 25 settembre 2012

Gianni Clementi, in quest’ultimo testo di una ormai lunga serie dedicata a situazioni critiche della nostra epoca, privilegiando livelli culturali popolari e piccolo-borghesi, affronta un complesso numero di temi che si accorpano attraverso una famiglia romana impegnata nei preparativi per le nozze del figlio. Dalla quattro e mezza del mattino – ora in cui padre e madre sono svegli per provvedere alle varie mansioni che li porterà qualche ora dopo alla chiesa e a tutto quel che segue – per un paio d’ore gli spettatori si fanno curiosi guardoni di quanto avviene via via, partecipando di sorpresa in sorpresa allo svilupparsi imprevisto della vicenda.
Sotto l’apparente tendenza a suscitare il riso con l’apporto di momenti quasi ovvii come l’insofferenza della moglie per il marito secondo lei poco collaborativo, il rivangare di vecchie ruggini fra i suoceri di lei e quelli di lui, la pretesa di una maggiore finezza della propria famiglia rispetto alla fidanzata del figlio e così via, Clementi getta i suoi veleni frutto di una acuta, disincantata e non per questo impietosa, anzi generosamente compiacente, capacità di osservazione della realtà vera che si cela sotto le buone famiglie dall’apparenza unita e senza problemi.
Fin quei Clementi farebbe soltanto del descrittivismo bonario con qualche punta di ironia. E non è da lui. Lo sappiamo da tempo e lo sanno gli spettatori che ormai gli sono affezionati. Assistiamo al risveglio del giovane sposo, militare in Afghanistan, appena arrivato per la cerimonia affrettata dalla fidanzata incinta – Nicola Paduano, svagato e soft com’è giusto per il personaggio che si rivelerà -, ascoltiamo la sua telefonata complice e affettuosa alla ragazza. Ci divertiamo all’arrivo della parrucchiera Miriam imbevuta di modernità trendy – Cristiana Vaccaro che ha accantonato i suoi tre anni di Accademia per calarsi in questo cicaleccio da borgata –, ostinata nel mettere a nuovo il rude padre di famiglia ex maresciallo dei carabinieri – Antonio Conte con tempi ineccepibili – e ciancia di vacanze gratificate dalla vista di Belèm accanto a lei sulla spiaggia. Ma quando tutto il marchingegno matrimoniale è ormai sul punto di raggiungere la perfezione – perfino le bomboniere che la madre – una Trasselli in gran forma con tempi frenetici – sono state tutte riempite – anche su questi dettagli la mano della giovane Vanessa Gasbarri ha inciso la sua regia -, arriva come un fendente il colpo di scena mayor. A conclusione del primo tempo entra il giovane militare Mattia dall’Afghanistan e fronteggia lo sposo: lo ama, gli rinfaccia i sei mesi di passione trascorsi nel deserto. Anche qui Clementi non fa sconti: quel desiderio di portare la democrazia a popoli ancora prigionieri della dittatura non è altro che la volontà di accumulare soldi e promozioni per andare poi a vivere nella propria casetta acquistata coi risparmi nel paesello. Quante volte abbiamo sentito da amici e conoscenti questa storia così umana e così disperatamente meschina e vera?
Il secondo tempo innesca il dramma. Si intrecciano due piani: il grottesco della situazione matrimoniale inficiata dall’inopportuna rivelazione, dispiegata senza pietà anche dallo sposo, della relazione omosessuale fra i due; i genitori pietrificati, affranti, incapaci di reagire. Soltanto Miriam segue con attenzione da telenovela lo svolgersi dei fatti e vorrebbe saperne di più; abituata com’è vorrebbe conoscere anche i particolari della ghiotta story, né si scandalizza di fronte a tanta rivelazione, anzi, consiglia i due di andarsene via insieme felici e contenti seguendo le ragioni del cuore.
Chi sistema la vicenda arrivando al, se non lieto, accettabile fine, è la madre. La madre mediterranea, perfida e saggia, protettrice della stirpe che si riproduce nei millenni. E come potrebbe essere diversamente? Niente eroismi, rinunce in nome dell’amore coraggioso e assoluto, ma la coscienza di una parola da mantenere, e la consapevolezza che la fidanzata ignara porta dentro di sé il figlio futuro a cui tutti si protendono in una speranza di eternità. Che poi l’”altro” sia in Afghanistan, dove lo raggiungerà, a licenza nuziale terminata, il novello sposo, è una storia che non interessa. Lontano… tutto può essere. E’ un amaro finale, ma Clementi conosce la vita, i compromessi, le sofferenze che vi si celano – autentiche, quelle – e non poteva che finire così la sua commedia dolceamara. Bravissimo. Al di là delle apparenze bonarie e borgatare, tutte da ridere. Al successo della commedia, oltre al testo e agli attori ben calati nelle loro parti, è stata determinante la regia di Vanessa Gasbarri. La conoscevo come mia allieva regista in Accademia e come regista di ben due miei testi, che volentieri le avevo affidato. Sta assumendo il tono giusto per un lavoro in cui coordinare e valorizzare parole e gesti, caratteri e temperie (un termine molto amato da Orazio Costa). Auguri.

I commenti sono chiusi.