FLAIANO AL FLAIANO

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“La guerra spiegata ai poveri”

di Ennio Flaiano

con Antonello Avallone

e

Stefano Antonucci Elettra Zeppi Maurizio V. Battista

Riccardo Graziosi Gaetano Mosca Samuel Campanella

Maria Sole Ciferri Luca Iannotta Francesco Imundi

Federico Ghirelli

scene e costumi Red Bodò

luci e fonica Flavio Lauria

regia Antonello Avallone

Roma, Teatro Flaiano, 21 marzo 2019

Maricla Boggio

È stata un’impresa coraggiosa, quella di Antonello Avallone , di mettere in scena “La guerra spiegata ai poveri”, un testo che Ennio Flaiano scrisse nel 1946, tempo immediatamente successivo alla conclusione della seconda guerra mondiale, che nell’ottica di forte criticità caratteristica dello scrittore evidenzia l’assurda volontà delle classi dirigenti nel proclamare delle guerre fratricide, senza la minima considerazione delle sofferenze da esse apportate a quelli che con sintesi assoluta vengono chiamati “poveri”.

Sono quindi archetipi del potere i personaggi che si trovano riuniti in scena, d’accordo tutti quanti a proclamare una nuova guerra contro un nemico fino ad allora amico. E quando quella guerra sarà finita, se ne farà un’altra, così sempre.

Il Generale, il Cardinale, il Finanziere, la Signora, il Ministro, l’Ambasciatore e soprattutto il Presidente sono tutti d’accordo a dare il via a una nuova guerra, mentre è soltanto il Giovane a rifiutarsi di partire perché non sa che cosa sia la guerra, e ogni tentativo da parte di quei personaggi altolocati a spiegargliela lo trovano fermo nella sua incomprensione: partirà comunque, trascinato da una “questione di delicatezza”, e come milioni di altri, morirà.

Accanto ai toni necessariamente farseschi, giustamente esagerati nell’esaltazione della guerra da parte del gruppo dei potenti e in contrasto con la semplicità logica del Giovane, si insinua la voce, dapprima marginale, dell’Usciere, che a guerra finita accusa i responsabili di tutti quei morti, di cui lui conosce i nomi, perché è lui a rappresentarli in quanto popolo, gente su cui cade ogni sacrificio, e il tono di quanto dice l’Usciere – Gaetano Mosca con incisiva sicurezza– ribalta l’intero testo da satirico a umanamente severo e partecipe di una realtà tragica di cui pagano le conseguenze, appunto, i poveri.

Testo quanto mai nelle corde amaramente consapevoli di Flaiano, “La guerra spiegata ai poveri” non poteva che essere rappresentato come ha fatto Antonello Avallone, interprete del Presidente e regista, in una sorta di rimpianta volontà di suggerire la tragedia inevitabile della guerra, che a distanza di più di settant’anni nel suo assunto non è mutata, pur se mutate sono le forme in cui oggi si denunciano e si deprecano le guerre attuali.

Ma quei personaggini da varieté, che nei loro costumi da avanspettacolo si agitano sulle pedane litigandosi il gradino più alto – Red Bodò ha giocato per simboli la sua scenografia – sono nella linea di uno Schwejk brechtiano, e tanto più nostrani quanto più temibili nel loro riprodursi nel tempo.

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