IL BALLO

BERGAMASCOracconto di scena ideato e interpretato da

Sonia Bergamasco

liberamente ispirato a

Il ballo di Irène Némirovsky

produzione Teatro Franco Parenti/ Sonia Bergamasco

Roma, 22 gennaio 2016

Maricla Boggio

Un gioco infantile anima le scelte espressive di Sonia Bergamasco, qui nelle vesti di interprete, regista e ideatrice, dalla novella omonima di Irène Némirovsky, nel raccontare/recitare le numerose figure che animano la novella dell’autrice francese-ucraina, morta nel ’42 ad Auschwitz per le sue origine ebraiche.

Scritta negli anni ’30, la novella sviluppa, con il carattere amaro che è proprio dell’autrice, la storia che ha come perno centrale Antoinette, figlia di una signora della borghesia parigina arricchitasi, con il marito dalle misteriose attività, dopo un misero tenore di vita della sua giovinezza.

Bergamasco si diverte, con stile narrativo-infantile, a caratterizzare i vari personaggi della vicenda, a partire dalla  madre supponente e cafona, che tiranneggia la governante, imponendole ogni sorta di impegni – personaggio anche lei emergente da un atteggiamento, da un gesto -, fino all’amico Alfred, alla cugina pettegola e così via.

Fulcro della narrazione, il ballo che la donna intende offrire ai bei nomi parigini, per mostrar loro tutta la sua ricchezza e accedere alla mondanità. L’attrice si muove abilmente in scena, fra specchi e consolles, danzando in attesa del successo mondano avvolta in veli leggeri e alternando tonalità imperative a dolcezze lusinghevoli. Ed è Antoinette, la figlia amata-tiranneggiata, a costituire il punto centrale delle sue attenzioni e delle sue proibizioni: Anche lei personaggio evocato dalla voce, dal timido racchiudersi in se stessa in un atteggiamento di difesa.

Ma Antoinette, la quattordicenne frustrata per via di una madre possessiva e dittatoriale, medita la sua vendetta: non spedirà gli inviti che la governante incauta le affida perché li imbuchi: li strapperà in mille pezzi, godendo del previsto disastro della madre in attesa del suo trionfo. Infatti nessuno si presenterà alla serata del ballo.

Via via che passano le ore, la donna vedrà sfumare irrimediabilmente il suo sogno, pensando che tutti l’abbiano snobbata per le sue origini plebee. E si chinerà sulla figlia, finalmente sentita come fragile e preda di un avverso destino, commiserandola. E allora Antoinette sospirerà “Povera mamma!” compiangendola per l’insuccesso tragico, ma al tempo stesso godendo di quel disastro che tuttavia coinvolge anche il suo futuro.

E’ in quest’ultimo brano che Bergamasco riprende il tono della narrazione in terza persona e rende alla novella la sua originaria dimensione, dopo tante caratterizzazioni e scommesse di trasformazioni tonali e gestuali.

Di Bergamasco ricordiamo come vera alta interpretazione la “Karenina” scritta

con Bertolucci, che a suo tempo apprezzammo come una novità espressiva del tutto riuscita.

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