IL BUGIARDO

01il bugiardo marianella bargilli geppy gleijeses andrea giordana

di Carlo Goldoni
con
Geppy Gleijeses
Marianella Bargilli
Andrea Giordana
Mauro Gioia
Valeria Contadino
Luciano D’Amico
Lorenzo Gleijeses
Luchino Giordana
scene e costumi Chloe Obolensky
musiche originali di Mauro Gioia
light designer Luigi Ascione
regia Alfredo Arias
Roma, Teatro Quirino, 13 ottobre 2015

Maricla Boggio

Gran testo, questo di Goldoni, che critica i costumi divertendo. Il bugiardo che si prende gioco degli altri si rende simpatico al pubblico perché lo porta a immedesimarsi nelle sue invenzioni e a staccarsi dalla monotonia realistica del vivere quotidiano. Questa è in sostanza la cifra che il regista Arias, insieme a Gleijeses con cui “adatta” l’opera, si sono ispirati, calcando sulla dimensione inventiva, aggiungendovi una specie di cornice da saltimbachi, dove tutta una famiglia si presenta agli spettatori, cercando con i suoi miseri mezzi di allestire lo spettacolo, fra assi sconnesse e tende all’occorenza utili per creare con le ombre cinesi evocazioni di episodi relativi alle bugie che il protagonista Lelio produce a ritmo continuo, per inventarsi un personaggio lontano dalla banalità di quello reale, di figlio di un mercante, tornato dopo vent’anni a Venezia da Napoli dove è cresciuto e si è formato nella dimensione fantasiosa tipica della cultura partenopea.
La cifra saltimbanca serve a Geppy per adottare una recitazione sopra le righe, fra la rivista e lo sketch, divertendosi prima di tutti lui in quel suo trascinare il pubblico al suo gioco.
Arias lo asseconda bonariamente, circondandolo di figurette ben delineate a cominciare dal padre ritrovato che segna la presenza di Andrea Giordana, un Pantalone privo di connotazioni della maschera, come accade anche per il Dottore di Luciano D’Amico e per Arlecchino e Brighella, non più nelle loro livree ma in tuta operaia, entrambi affidati agli accenni acrobatici di Lorenzo Gleijeses, e da Rosaura e Beatrice – Marianella Bargilli e Valeria Contadino – che dopo mille qui pro quo riusciranno a sposare i loro pretendenti, primo fra tutti il bugiardo smascherato e pentito. La modernizzazione di Arias si ferma a qualche costume accostato ad abiti d’epoca, e alla cancellazione delle connotazioni delle maschere, mentre con mano sicura porta il testo alla conclusione lasciando mano libera a Gleijeses di prodursi in tutta libertà. Bella la scena, che introduce a una Venezia vista in lontanaza da quella riva di edifici un po’ sconnessi, quasi a suggerire l’impoverimento di una classe borghese in declino.
Gremito il Quirino alla sua apertura, con tanta gente di teatro a scambiarsi lamentele e speranze nei confronti di un Ministero i cui tagli al teatro hanno penalizzato moltissime compagnie. Allora non resta che valutare in positivo se qualcuno ha il coraggio di mettere in scena un testo con tanti personaggi e un allestimento complesso e costoso.

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