IL CATALOGO
“Aide-mémoire”

di Jean Claude Carrière
traduzione e regia di Valerio Binasco
con Ennio Fantastichini e Isabella Ferrari
scene e luci di Massimo Bellando Randone
costumi di Sandra Cardini
musiche di Arturo Annecchino
Produzione angelo Tumminelli-Star dust International

Roma, Teatro Quirino, 20 marzo 2012


L’enorme mole di sceneggiature e film firmati da Jean Claude Carrière, e la sua collaborazione con personaggi prestigiosi come Buñuel – “Belle de jour”, “L’oscuro oggetto del desiderio” ecc. – e Peter Brook – “Mahabharata” – ci inducono a cercare di individuare sotto l’apparente superficialità di buona parte di questo testo – da cui lo spettacolo interpretato con notevole maestria da Fantastichi e la Ferrari – una reale magia, una forza seduttiva ed un messaggio universale del rapporto fra uomo e donna nella sua indicibilità, come nelle note allo spettacolo afferma il regista Walter Malosti, che lo ha allestito due stagioni fa, e continua a mandarlo in scena con grande successo.
Nonostante la bravura degli attori, che in due soltanto si destreggiano per due corposi tempi a dialogare, bisticciare, confortarsi, disprezzarsi, intenerirsi, confessarsi e forse anche innamorarsi, per poi ritrarsi da questo abisso dell’amore e tornare alle proprie solitudini ma esserne di nuovo risospinti alla ricerca dell’altro, ci pare che l’insieme della commedia presenti parecchie falle, dovute forse all’età – non conosciamo l’anno di scrittura, ma poiché lo interpretò Fanny Ardant a Parigi nel 1994 insieme a Bernard Giraudeau, il testo ha almeno vent’anni, ma vent’anni in questo genere di commedie contano, perché il rapporto uomo-donna è da allora molto mutato. La protagonista capita per caso nell’appartamento di uno scapolo in carriera e donnaiolo, al punto da tenere un diario – appunto il catalogo – dove annota scrupolosamente le sue avventure. Lei se ne impadronisce e con mille scuse si insedia nella casa, passando da scocciatrice da cacciare a donna che suscita curiosità nel maturo don Giovanni fino a farlo innamorare. E’ lei allora a tentare di sfuggire a quella morsa che minaccia addirittura il matrimonio. Si insedia fra i due una sorta di scappa e fuggi che adombra richiami sartriani – “Huis clos” – circa l’inferno a cui la presenza degli altri e la dipendenza da essi genera nell’esistenza. Qui, nella traduzione modernizzata di Valerio Binasco che vi ha voluto imprimere un andamento condito di interiezioni forti, e con una Isabella Ferrari indotta ad esprimersi con intonazioni di tipo extracomunitario – perché? -, la commedia risente del tempo trascorso. Il regista ne è consapevole e quindi insiste su di una datazione rétro, attraverso l’ambientazione di un appartamento da scapolo un po’ logoro, con il telefono alla parete e un bagno vecchio stile, mentre per tutto il tempo i due protagonisti si danno del lei, e lui chiama la donna addirittura “signorina”. Ma detto ciò bisogna annotare quanto gli attori non si risparmino per dar vita a personaggi ad un certo punto ripetitivi al punto da diventare stucchevoli. Essi inventano ogni più inaspettata forma di comunicazione, spremono dai loro volti le maschere più significative per dar vita a sentimenti nel testo appena accennati. Anche in questo modo attrici divine come La Duse facevano andare in delirio il pubblico di allora con commedie giustamente da decenni dimenticate. Più che una magia dell’innamoramento in questo gioco del massacri e dell’amore di Carrière noi individuiamo una palese espressione dell’inevitabilità del nemico che invade la vita, di cui non possiamo fare a meno perché ci offre la possibilità di attribuirgli ogni colpa delle nostre frustrazioni: la battaglia che ne deriva difficilmente avrà un vincitore, perché ognuno dei due duellanti avrà sempre bisogno dell’altro per sopravvivere e se ne venisse privato gli mancherebbe lo scopo dell’esistenza. E non occorre cercare una persona che davvero ti voglia male: il nemico può essere la persona più cara, la più vicina a noi, la più amata. Tormento e necessità ne sono i poli inscindibili. E una nitida disamina sul tema la si trova nel libro “Mio caro nemico” di Francisco Mele, Armando Editore, Roma ,2010.

I commenti sono chiusi.