IL CIELO SOPRA IL LETTO – skylight

Barbareschi lucrezia_D0B5426∏Fabio Lovino media

di David Hare

traduzione e adattamento Luca Barbareschi

con Lucrezia Lante Della Rovere

Luca Barbareschi

Paolo Marconi

Scene Tommaso Ferraresi

Costumi Federica De Bona

Luci Pietro Sperduti

Musiche Marco Zurzolo

Regia Luca Barbareschi

Produzione Teatro Eliseo

Roma, 17 dicembre 2019

Maricla Boggio

Una storia complessa, quella di Saverio, uomo in carriera quotato in borsa per le sue “ristorazioni”

e di Elisabetta, giovane amante segreta per alcuni anni, tenuta in casa come una di famiglia, amica affezionata di Alice, la moglie che ignora la relazione e condivide casa e marito con la ragazza, disponibile a ogni collaborazione, di lavoro, di ménage, di sostegno ai due figli che la adorano. Il patto è che la storia continui fino a quando non dovesse scoprirla Alice. Saverio vorrebbe addirittura sposare Elisabetta, ma lei rifiuta quel “dono” totale dell’uomo e lo inchioda alla moglie.

Alice scopre il loro rapporto, la ragazza se ne va, coerente alla promessa. Il vizio di fondo della falsità emerge insopportabile.  Elisabetta decide un piano per la sua vita. Si dedica a insegnare ai ragazzi più disastrati, nella periferia di Corviale, e si rifugia in un appartamentino squallido alla Magliana, dove lo spettacolo ha inizio, a tre anni dalla rottura del legame. I dati della periferia romana sono scelti da Barbareschi, insieme ad altre notazioni che pongono la vicenda in un approssimativo oggi, a Roma: una soluzione da offrire al pubblico italiano, che comporta il vantaggio di rendere più abbordabile per gli spettatori la storia attraverso dati conosciuti – o creduti tali -, come emarginazione, migranti, droga ecc. – e di mettere in scena un testo già affermato da decenni a Londra, non avendo in Italia un autore altrettanto affermato, impegnato in tematiche analoghe.

La drammaturgia del testo parte dal momento in cui Elisabetta torna a casa, stanca e infreddolita, pronta a concedersi unna doccia confortevole. Si saprà, via via attraverso le battute degli altri personaggi –  che sono passati tre anni da quando Elisabetta se ne è andata dalla casa di Saverio. All’improvviso entra nella stanza come un tornado Edoardo, figlio di Saverio: da lui si viene a sapere che sua madre – Alice, che non ha mai perdonato il tradimento – è morta di un tremendo male, mentre il padre sta facendo sempre più soldi e lo trascura ignorandone le necessità e i progetti. Esaurito il suo compito drammaturgico di informatore – David Hare è pur sempre nel solco di Goldoni e Shakespeare -, Edoardo se ne va, avendo offerto attraverso l’attore Paolo Marconi una dinamicissima interpretazione, che avrà ancora un risvolto nella scena finale della commedia.

Il terreno è preparato per l’entrata di Saverio, un Luca Barbareschi carico di forte personalità imprenditoriale, dove i sentimenti si adombrano nascosti dall’efficienza e dall’apparente fiducia nelle proprie risorse contro quella che ritiene la stupidità altrui, considerando fra questi anche la ormai adulta Elisabetta, che non gli casca frale braccia alla notizia – del resto da lei già conosciuta – della morte della terribile rivale ( per farsi perdonare del tradimento lui le aveva creato sopra il letto un cielo arricchito da alberi e fiori, da cui il titolo ), ma gli resiste difendendosi dalle sue critiche corrosive – la casa orrenda, il lavoro frustrante, la caduta della volontà di affermazione  – con tranquilla capacità di tenergli testa. Nel dialogo articolato e anche sgradevole fra i due si scontrano due mondi opposti, entrambi presenti nella società attuale, il successo economico e di prestigio e la solidarietà con chi è agli ultimi gradini della scala sociale: con furia aggressiva lui, con pacata ironia lei.

La radicalizzazione della divergenza svanisce per un momento quando nella notte i due si ritrovano insieme, avvinti dall’attrazione che li aveva legati per anni. Ma al risveglio pare che non sia avvenuto un bel nulla, perché senza un’ombra di consapevolezza di quel rapporto appena fisico, i due riprendono a contrastarsi, ciascuno restando della propria idea.   E Lucrezia Lante Della Rovere dà al suo personaggio ogni sfumatura di donna impegnata e sensibile, assai più convinta di quel suo piano santificante che di un amore sofferto per anni e apparentemente accantonato. Rivelazioni e ancora rivelazioni scaturiscono dai due ad approfondire la storia incancrenendola: amore inventato nelle lettere da lei scritte a Saverio, per dargli tutto quello che desiderava; ignoranza delle lettere, mai lette da lui che le considera una perdita di tempo, e tuttavia determinato ad accusare Elisabetta di mancanza di amore assoluto – da donare a uno solo, naturalmente a lui! – dissipandolo in tanti pretestuosi frammenti periferici. Lei chiama un taxi, lui se ne va, niente di fatto.

Ma l’”happy end” in qualche modo arriva. Mentre scende la neve, il giovane Edoardo appare nella stanzetta disadorna con uno splendido vassoio d’argento e tutto quanto si può desiderare per una sontuosa colazione, rapinata nella cucina di un Grand Hotel attraverso l’imbroglio perpetrato ai danni di un amico cameriere. E le luci del piccolo albero di Natale al centro del vassoio si alternano accompagnate dalla musica, mentre i due sorridono golosamente, immemori della cattiveria del mondo.

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