IL GABBIANO

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di Anton Cechov

con Patrizia Bellucci, Jesus Emiliano Coltorti/Matteo Fasanella

Pietro Biondi, Marco Mete, Ennio Coltorti, Giulia Shou

Marco Lupi, Maurizia Grossi, Virna Zorzan

Matteo Fasanella/Antonio Coppola

Costumi Rita Forzano

Idea scenica Andrea Bianchi

Luci Jurai Saleri

Selezione musicale Sergio Pietro

Regia Ennio Coltorti

 

Teatro Stanze Segrete, Roma, 18.11.18

Maricla Boggio

Più di cento anni sono passati dalla stesura de “Il gabbiano” di Anton Cechov, eppure i personaggi che esso propone insieme alle loro tematiche esistenziali rimangono immutabili nonostante il passare del tempo e i mutamenti sociali avvenuti nel mondo e in particolare in Russia.

Su questa base che cancella ogni riduttività cronachistica, Ennio Coltorti ha messo in scena questo suo “Gabbiano”, già rappresentato qualche anno fa in quello stesso spazio che di volta in volta il regista reinventa, adeguandolo a una sua interpretazione.

Questa volta “Stanze segrete”  immerge gli spettatori in un’abitazione borghese fine Ottocento, che si moltiplica in varie sale di una casa di campagna di una famiglia benestante, via via che le scene si susseguono, dall’esterno del giardino in cui si rappresenta il dramma inventato da Kostia, al salotto tutto specchi e poltroncine, alla sala da gioco e così via, in un veloce mutarsi dello spazio durante i brevi intervalli musicali che scandiscono i momenti del dramma.

Nella proposta attuale di Coltorti, abbiamo notato uno spostamento del punto di attenzione verso il personaggio di quel Dottore – da lui interpretato – che si fa osservatore distaccato e al tempo stesso partecipe dei vari momenti in cui è preso a confidente o testimone della vicenda: un guardare dall’alto di un’esistenza vissuta e sperimentata, a cui è difficile meravigliarsi di qualcosa, sia che si tratti di patimenti d’amore di ragazze, sia che riguardi i capricci dell’attrice padrona di casa, egoista e affettuosa, disperata per il tramontare della giovinezza al punto di umiliarsi di fronte all’amante infedele, quello Scrittore che sarà il perno della tragedia di Nina.

I personaggi del dramma, qui interpretati da dieci attori straordinariamente affiatati e inseriti in una sorta di meccanismo a orologeria, partecipano obbedienti al richiamo dell’esistenza che a ognuno offre la sua parte di illusione e di infelicità. Il Dottore pare seguire e quasi guidare l’ineluttabile svolgersi del dramma, fino a quel colpo di pistola finale, che decreta la sua conclusione e che sarà lui a gestire, cercando di negarne la luttuosità denunciandolo in prima battuta come un innocuo esplodere di una boccetta di etere.

A noi è stata offerta, in questa serata, la versione in cui Kostia è interpretato da Matteo Fasanella, che del personaggio offre una dimensione morbida, di ragazzo viziato da una madre possessiva, poi maturato dalla sofferenza e proteso alla ricerca di un’espressione letteraria al suo dolore di vivere.  Incisiva e nitida la Masha di Virna Zorzan, echeggiante certe figure stanislavskijane. Fervida la Nina di Giulia Shou, e bene adeguati ai loro personaggi Patrizia Bellucci – Irina -, Marco Mete – un Trigorin ironico e scettico – insieme a Marco Lupi, Maurizia Grossi e Antonio Coppola.

Un riconoscimento speciale va fatto a Pietro Biondi, che del suo Sorin – Consigliere di Stato – fa un personaggio emblematico della vita perduta e concentra nelle sue battute tutto il rassegnato rimpianto di Cechov.

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