KARENINA

prove aperte d’infelicità

di Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco

viaggio nei pensieri, nei tormenti e nelle vicissitudini dell’universo di Lev Tolstoj
regia di Giuseppe Bertolucci
produzione Teatro Franco Parenti – Sonia Bergamasco
Teatro India, 11 – 15 aprile

Nitida come il suono del pianoforte che introduce lo spettacolo sotto le mani esperte di Sonia Bergamasco, la narratrice si presenta al pubblico per raccontare di una nascita.
Anna Karenina si crea dal nulla e via via prende corpo passando per varie fasi, come nella natura l’embrione attraversa i tempi dell’essere acquatico, e si trasforma dopo faticose metamorfosi nell’individuo completo che è l’umano. Tutta questa perfezione si snatura poi per l’insorgere della passione, che stravolge facendo soffrire bestialmente quella perfetta creatura fino a condurla al suicidio.

Queste fasi di crescita sono “giocate” da Sonia Bergamasco, in stretta connivenza con il suo coautore Emanuele Trevi e con il regista Giuseppe Bartolucci, ripercorrendo il lungo iter che Tolstoj realizzò per arrivare a creare il personaggio. Dalla breve notizia di cronaca apparsa su di un giornale – il suicidio di una povera donna abbandonata dal vicino di casa dello scrittore – all’ispirazione da lui avuta attraverso la lettura di un racconto incompiuto di Puskin su di una garrula fanciulla del bel mondo, fino alla maturazione di quella figura forse neppure tanto affascinante quanto intrigante nel suo fitto dialogare con l’amante ad una festa di aristocratici, questo giustapporsi di elementi sono fatti vivere in scena dalla narratrice che alterna con subitanei mutamenti l’espressione del volto mobilissimo facendosi di volta in volta la diponbile Sonia in ansia per le angustie del marito in cerca di ispirazione, senza cui la sua vita è un tormento; poi si fa Tolstoj stesso alla ricerca di quel personaggio che sente vivere in sé ancora vago e sfuggente; è in tutte le fasi del rapido prender forma di Anna, lei prima sventata e seduttiva adolescente e poi donna trascinata dalla passione per quel conte Brodsky al quale si sente legata per pura attrazione animale e di cui non può fare a meno, pena la morte.
La saettante figura di Bergamasco in semplice tunica nera, nudi i piedi, le mani talvolta a percuotere il pianoforte partner connivente della passione evolvente in tragedia, racconta insieme al volto e alle parole questa pagina di creazione che si mostra esemplare trattato di scrittura, superando la struttura dimostrativa attraverso la carnalità spinta all’estremo, a dimostrare – perché questo è il teatro – la distruttività della passione. fino al rinchiudersi nella cavità del pianoforte che si fa binario oscuro, tomba preannunciata in attesa del dirompente impatto con il vagone merci che strazierà la bellezza di quel corpo convulso. E il teatro consente all’attrice stessa di descrivere quel dilaniarsi, quello sfinire della vita.
Moderna e classica nel suo interpretare, Sonia Bergamasco sfuggendo a tentazioni lacrimose ha portato il suo gioco fino in fondo e con grazia suprema balzando fuori dal pianoforte è tornata alla ribalta a ringraziare.

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