LA CONFESSIONE

la confessione IMG_6201

un prete gay racconta la sua storia

di Marco Politi

adattamento teatrale di Alfredo Traversa e Marco Politi

diretto e interpretato da Alfredo Traversa

Teatro Off Off, Roma

25 ottobre 2018

Maricla Boggio

Lo spettacolo prende il via da un’indagine condotta con seri intenti documentaristici e psicologici firmata da Marco Politi che prende a soggetto del suo libro un prete gay realmente esistente, che ha rivelato allo scrittore i suoi pensieri, sensazioni, tormenti ed estasi raccontandogli la graduale scoperta della sua omosessualità e gli incontri sconvolgenti e tormentosamente lussuriosi della sua esistenza nel corso di alcuni anni.

Il tema dell’omosessualità come condizione sentita negativamente a livello personale si intreccia con la vocazione di prete e il conseguente aggravarsi dell’impressione peccaminosa del proprio comportamento, nell’alternanza di momenti di godimento e di momenti di servizio pastorale, con tanto di ostia consacrata e di confessioni espiatorie.

Alfredo Traversa, regista e attore della pièce, parte da una dimensione estetica, di lui in panneggi candidi in preda a sogni agitati da incubi mentre intorno occhieggiano figure di santi dai corpi nudi e tentatori.  Si risveglierà poi cominciando a raccontare al Pubblico le sue esperienze: ma questo rivolgersi agli spettatori è un po’ forzato, nel raccontarsi così mentre si veste da prete e poi si denuda nuovamente ecc.; ancora più forzati i momenti in cui il protagonista è preda delle sue allucinazioni, e quindi “non racconta”, ma “vive” tali situazioni, gli attori dovrebbero sempre avere un referente credibile, magari in scena, nascosto, se non è possibile un interlocutore vero e proprio. Il racconto procede per sviluppi temporali, a partire dalla sua scoperta sulla propria condizione di gay, quasi per caso e riferita con stupore alla madre. Da lì poi il percorso è tracciato. L’incontro con un prete – segretario del vescovo – che lo invita a casa sua e lo inizia alle pratiche del sesso gay scatena nel giovane indeciso un turbamento crescente che lo porterà a ulteriori tormenti. Nello spettacolo non importa tanto uno svolgimento che porti a una soluzione, né potrebbe essere altrimenti, essendo il testo originale un documento a metà fra il romanzo e il saggio antropologico, dove il bisogno di trovare amore e di affidarsi a Cristo costituisce l’elemento di più forte novità rispetto ad altre storie omosessuali. Il Cristo del giovane prete gay è sentito come ispiratore di amore e tollerante divinità rispetto alla datità peccaminosa degli uomini.

L’inevitabile tormento fino all’ossessività e alla prospettiva di un suicidio conclude il dramma, convintamente condotto da Alfredo Traversa che si impegna con modalità assai realistiche a denunciare il tormento/godimento del personaggio. L’ultima visione è di lui ritto sul tavolo, con ai piedi un mazzo di rose bianche, un velo nero sulla testa a scendere sulla tonaca discinta e un pugnale nella mano. E il ricordo di un teatro appena svanito nelle mode di anni passati si fa strada nella memoria e si rinnova qui.

I commenti sono chiusi.