LA GIOIA

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con la Compagnia Pippo Delbono

Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, margherita Clemente, Pippo Delbono,

Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia

Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella

e con la voce di Bobò

composizione floreale Thierry Boutemy

musiche Pippo Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e altri

luci Orlando Bolognesi

suono Pietro Tirella

costumi Elena Giampaoli

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale

Théâtre de Liège

Le Manège Maubeuge – Scène Nationale

Roma, Teatro Argentina, 5 marzo 2019

Maricla Boggio

Pippo Delbono bisogna prenderlo com’è, senza la pretesa di darne una giustificazione drammaturgica.

Raccontava lui stesso, durante lo spettacolo, che i tedeschi, dopo una sua rappresentazione, avevano voluto chiedergli che cosa significava: volevano capire tutto! E Delbono commentava che non era lui stesso in grado di sapere che significato avesse il suo spettacolo; tranne poi, per quei tedeschi, mandare avanti Bobo che con una serie di strilli concitati e autorevoli, aveva chiuso l’argomento, con soddisfazione dei tedeschi che allora “avevano capito tutto”.

Questa citazione di Bobo non è l’unica durante “La gioia”, spettacolo realizzato da Delbono  dopo la morte del compagno di ogni spettacolo: una sorta di rinascita, lui dice.

Il ricordo di quello che è stato per ventidue anni accanto a lui nelle rappresentazioni portate in tutto il mondo percorre la serata, in una sorta di rievocazione che lo presentifica evocato attraverso quei suoi piccoli gridi che paiono – dice Delbono – strilli di uccellini.  Bobo era davvero un essere singolare, vissuto per quarant’anni nel manicomio di Aversa, dove Delbono lo trovò liberandolo da quella tortura durata inspiegabilmente una vita e lo assunse come gioiosa volontà di vita oltre ogni ragionevole possibilità, ma secondo un rapporto di amore e di condivisione esistenziale.

La scelta della gioia come sentimento a esorcizzare la morte è quindi una conseguenza inevitabile a quel dolore, della perdita dell’amico, che lo spettacolo sostituisce liberandolo dai confini della realtà. È allora tutto quell’insieme che già conosciamo, di Delbono, a manifestarsi via via sul palcoscenico, nelle forme semplici, a volte infantili, di questo personaggio che è lui stesso, senza autocritica estetica, proteso a darsi completamente nella sua umanità a un pubblico che, più lui si fa confidente, più lo segue e in un certo senso dialoga con lui.

La follia, in un’esplosione di forza che rischia di stremarlo, si sviluppa per alcuni minuti nei suoi gesti disarticolati, nelle sue urla fuori da ogni canone teatrale, sostenuta da suoni fortissimi, momento di atroce e inspiegata sofferenza. La ricerca della gioia si presenta allora come una necessità, un “dover esserci” per sopportare di vivere e trasformare la sofferenza in gioia partecipata.

Emblematici, lo attorniano, in una calma ritrovata, clowns, principesse da fiaba, maghi e personaggi fatati che gli si affollano intorno, silenziosi fantasmi, superstiti di un circo che riecheggia Fellini  in un supporto figurativo, a cornice per Delbono, mentre quello che è più suo emerge attraverso i  ben riconoscibili compagni di sempre.

Sono i soliti suoi compagni di viaggio a costellare il palcoscenico di minuscole barchette luminose con scrupolosa precisione, per poi riprendersele tutte quante; a gettare sacchi di vecchi indumenti a terra per poi raccoglierli di nuovo: il suggerimento può essere di un’umanità frusta e povera, o altro; poi c’è uno spargere di foglie secche al suolo, con metodica azione, come se si trattasse di un lavoro, ma è un rito, che si svolge mentre Delbono sussurra le sue poesie, da “mare nostro che non sei nei cieli” di Erri De Luca, a cose sue, pensieri, impulsi di vita, fino a che una miriade di fiori – ahimè di plastica –  scende dall’alto mentre anche in scena se ne trasportano infiniti mazzi. E anche questa caduta di gusto, che ha la firma autorevole di Thierry Boutemy, è un richiamo all’oggi, all’illusione, alla ricerca, comunque, della gioia.

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