L’ANATRA ALL’ARANCIA

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dal testo Secretary bird di William Douglas Home

versione francese di Marc Gilbert Sauvajon

traduzione di Luca Barbareschi

con Luca Barbareschi

Chiara Noschese Gianluca Gobbi Margherita Laterza Ernesto Mahieux

scene Tommaso Ferraresi

costumi Silvia Bisconti

luci Jurai Saleri

dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti

regia Luca Barbareschi

Roma, teatro Eliseo 13 dicembre 2016

Maricla Boggio

Alle prese con inadempienze gravi di ministero e regione, Luca Barbareschi mantiene solida la sua volontà di proseguire nel discorso intrapreso con un teatro importante come l’Eliseo, augurandosi che le autorità politiche e amministrative mantengano quanto già stabilito in merito al sostegno di un progetto culturale quale come direttore artistico ha messo in piedi, sia per quanto riguarda il  teatro come spettacolo sia come punto di riferimento culturale offerto ai cittadini in relazione ad argomenti di serio impegno civile e artistico.

La scelta di una commedia come “L’anatra all’arancia” esula un poco da un impegno culturale, ma si proietta tuttavia a una dimostrazione di notevole impegno professionale, in quanto lo spettacolo comporta nervi saldi per la sventagliata “à bout de soufle” delle battute che richiedono davvero memoria e tenuta di ritmo per mantenere quel tono di svagata polemica coniugale che deve sempre rimanere sul piano della leggerezza, dell’invenzione sul piano dell’assurdo che provoca una risata intelligente e supera il contenuto per restare sul piano del gioco sopra un rigo dal reale.

Del resto la scrittura del testo deriva da molti filtraggi che ne hanno decantato nel corso degli anni il sapore, dove quell’”anatra all’arancia” che si gusta nel titolo appartiene più al teatro dell’assurdo – e il titolo deriva dalla versione di Sauvajon – in voga negli anni del debutto francese, che in Italia, nel 1973,  ebbe mitico interprete Alberto Lionello affiancato da Valeria Valeri e poi – ci pare – da Erika Blanc. Infine ebbe successo nel ’75 con il film diretto da Luciano Salce che aggiunse acri ma sofisticati spunti alla polemica amorosa sostenuta da Tognazzi e Monica Vitti.

Volendo dare la sua impronta, Barbareschi è entrato nel vivo del testo facendo del suo Gilberto un popolare divo televisivo e di lei una rassegnata moglie alcolista improvvisamente ridestata all’avventura – qui gli anni di matrimonio sono stati aumentati parecchio per giustificare forse l’età dei protagonisti e la loro voglia di evadere davvero dopo piccoli tradimenti di lui -, che si proietta non sul raffinato francese della versione originale, ma su di un robusto quanto bonario e ingenuo nobile russo improbabilmente trapiantato con madre e figli in Lucania, in una  fastosa villa di famiglia.

E’ evidente che il farsesco proviene da ascendenze volutamente da telenovela, recuperando attraverso un moderno assurdo la capacità di stupire. Barbareschi spinge il suo personaggio a una sorta di impressionante capacità di inventare a velocità del suono ogni spunto che possa sostenere il fuoco di fila delle battute che spedisce a una Chiara Noschese che della sua Lisa fa una signora “bene” d’improvviso trascinata a una passione incomprensibile quanto sollecitata da influssi televisivi. Del tutto nuovo è il personaggio dell’amante russo, assai indovinato nell’interpretazione di Gianluca Gobbi che ci nuota dentro con placida sopportazione, maltrattato e usato sia da Lisa che da Gilberto, traendone lui stesso filosoficamente motivi di divertimento. Graziosa e acerba nella voce poco udibile Margherita Laterza, la segretaria che fa del suo corpo un’allegra offerta disinibita, filosofa anch’essa ma della povertà da cui proviene. Del tutto inventata la figura del maggiordomo – nella versione originale si tratta di una cameriera piuttosto arcigna e agée  certo più adatta a cucinare un’anatra -, qui giocato con astuzie defilippiane da Ernesto Mahieux con ritmi comico-grotteschi.

L’intento di divertire un pubblico forse  scosso dagli eventi politici può aver sollecitato lo scopo di Luca Barbareschi, ma gli approfondimenti culturali che vanta nei suoi programmi e che puntualmente realizza attraverso persone di alto profilo culturale, rispetto a questo spettacolo ne rimangono un poco distanziati.

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