LE PAROLE DI RITA

foto LE PAROLE DI RITAracconto teatrale per voce, immagini e musica

dall’autobiografia e dalle lettere di Rita Levi-Montalcini

con Giulia Lazzarini

regia Valeria Patera

video Valeria Spera

testo Andrea Grignolio e Valeria Patera

produzione

Centro Culturale mobilità delle arti

e TIMOS teatro-eventi

Roma, Teatro India, 27 gennaio 2016-01-28

 

Maricla Boggio

E’ di grande impatto emotivo ascoltare le parole che Rita Levi-Montalcini ha scritto nel corso della sua lunga vita, e soprattutto nel periodo in cui era in America e le lettere erano dirette alla madre e alla sorella gemella Paola, a cui Rita era legata da grandissimo affetto.

E accresce l’impatto emotivo ascoltare queste parole, con assoluta semplicità e appena qualche appoggiatura per dare maggior risalto a un pensiero, a un ricordo, a una descrizione di un elemento d’arte o di vita vissuta, dalla voce di Giulia Lazzarini, che dai fasti di numerosi spettacoli in cui è stata protagonista voluta da Strehler si è calata in un colloquiale monologo di tipo realistico. Quella protagonista dei voli di Ariel della shakespeariana “ Tempesta” o delle sfibranti e sublimi prove di “Elvire ou la passion théâtral” di un Jouvet rivisitato da Strehler, adesso diventa la grande scienziata che percorre l’intero secolo diciannovesimo riuscendo a sopravvivere ai pericoli delle deportazioni naziste degli ebrei  e a lavorare con passione e serenità negli USA, sia durante il terribile periodo della guerra, sia dopo, richiamata da scienziati che ne hanno intuito il valore e che le consentiranno di portare sempre più avanti le scoperte che le meriteranno il Nobel.

E’ una scienziata, ma anche una donna che ha sperimentato fra le prime una ancora difficile acquisizione di libertà. Più volte, nei documenti scelti per questo percorso di quasi un’ora e mezza, l’attrice, riprendendo le parole della Levi-Montalcini, ne dichiara la definizione che lei stessa si è data ricordando gli insegnamenti del padre: “Sono una libera pensatrice!”. E su questo piano, di libertà, si sviluppa anche il percorso che viene via proponendosi agli spettatori, con alternanze fra il pubblico e il provato, dove le interlocutrici, mute, ma partecipi, sono sempre la madre e la sorella. E la ricchezza delle descrizioni della vita americana si alterna a quella, altrettanto ricca e puntigliosa, delle scoperte scientifiche da lei realizzate, con sorpresa quasi infantile nel verificare la singolarità dei risultati, poi acquisiti da altri scienziati che ne riconoscono il valore.

Meno ricca la parte dove ormai Rita è insignita del Nobel, perché mancano ormai le lettere mancando le referenti.

Ma l’ottimismo delle scoperte utili all’umanità si fa sentire come un segno benigno al di là del proprio operato. Ed è allora che Giulia Lazzarini, staccandosi dalle pagine scritte, perfino abbondanti nel voler tutto dire di lei, si staglia in mezzo al palcoscenico spoglio e dialoga sia pure con poche frasi con gli spettatori, conquistandoli a quella volontà di sperare nel bene futuro, specie affidato alle donne, che conclude lo spettacolo.

 

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