LE RANE

LeRane photo Olimpia Nigris Cosattini (8)

di Aristofane

traduzione Olimpia Imperio

scene Massimo Troncanetti

costumi Francesco Esposito

musiche originali composte ed eseguite da SEIOTTAVI

produzione INDA

Riallestimento Teatro Biondo di Palermo

Teatro Stabile di Napoli

Fattore K

regia di Giorgio Barberio Corsetti

Teatro Eliseo, Roma, 27.11.18

Maricla Boggio

Aver trasferito dallo spazio del teatro di Siracusa a un teatro al chiuso uno spettacolo complesso come “Le rane” è un segno positivo di aver voluto portare a conoscenza di un pubblico più vasto una rappresentazione destinata solitamente a poche migliaia di persone, d’estate.

Sul palcoscenico del Teatro Eliseo la vis comica del duo Ficarra e Picone risalta di più nella possibilità di mostrare con vicinanza e possibilità mimiche i loro duetti, echeggianti Don Chisciotte e Sancho Panza, nell’eterno scontrarsi del padrone e del servo – qui Dioniso e Xantia – non sempre a vantaggio del padrone, come anche questa è tradizione fin dai greci, della furbizia dei servi.

La storia inventata da Aristofane, che vinse le gare del 406 a. c., a pochi mesi dalla morte di Sofocle ed Euripide, scomparsi prima della rappresentazione, parte proprio da questa mancanza dei grandi tragici, volendo decidere quale sarebbe stato opportuno riportare in vita a vantaggio della città, a cui necessitavano consigli per uscire dal pantano di una politica degradata e corrotta.

Prima di arrivare al nocciolo del tema, Aristofane fa compiere ampi giri alla coppia Dioniso-Xantia: essi chiedono a Eracle la strada per il regno dei morti dove pregheranno Plutone di manifestare il suo giudizio su chi portare di nuovo in vita, e chi lasciare nel mondo dei morti. C’è un lungo articolarsi di scene in cui i due percorrono le acque dell’Acheronte, e prima ancora dialogano con strani personaggi, mentre un nutrito gruppo di rane gracida le lodi a Dioniso. Sarà la gara fra Eschilo ed Euripide, attingendo alle proprie tragedie, a decidere Dioniso di riportare in vita uno dei due: Eurupide è privo di religiosità quanto invece disinvolto pittore della quotidianità e dei suoi vizi, mentre Eschilo mantiene il rigore di un’onestà trascurata dal governo attuale della città. C’è anche qualche strizzatina d’occhio sull’oggi e sui vizi che analogamente agli anni di Atene si riscontrano nelle nostre rappresentanze politiche, con spasso degli spettatori. Ma ciò che più funziona è lo spettacolo, dove Barberio Corsetti ha profuso a piene mani le sue bizzarrìe, inventando un mondo soltanto immaginabile ma rendendolo vero attraverso l’arguzia degli attori, che oltre a recitare cantano e ballano.

È giusto segnalare l’interpretazione di Gabriele Bendetti nel ruolo di Euripide, a cui offre i toni di uno svagato viveur privo di morale ma ben provvisto di capacità teatrali di efficacia ironica e satirica. E altrettanto da segnalare Roberto Rustioni che, dopo aver dato figura a un Eracle fanfarone, interpreta un severo Eschilo che alla fine, con il suo rigore morale riuscirà ad essere ricondotto in vita dall’incerto Dioniso. Suggestive le figure gigantesche dalle  forme primitive di Plutone e dei personaggi delle tragedie manovrate dagli attori, e le musiche e le canzoni da rivista che si alternano alle parti recitate.

 

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