LENI

Leni 01

il trionfo della bellezza

di Irene Alison

con

Valentina Acca

Scenografia

Sara Palmieri

Regia

Marcello Cotugno

Khora produzioni

Roma Teatro Brancaccino, 6-9 dicembre 2018

Maricla Boggio

“Leni”, nella scelta drammaturgica della sua autrice Irene Alison, prende l’avvio dall’interrogatorio che la protagonista subì nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, in cui si volle capire se Leni Riefensthal, la regista, divenuta famosa per il suo film “Olympia” realizzato in Germania, in pieno periodo nazista, riguardo alle Olimpiadi del 1936, fosse connivente con il nazismo e avesse ottenuto, attraverso uno stretto rapporto con Hitler, quel risultato di straordinaria risonanza estetica e sportiva che ne ebbe in tutto il mondo, o se invece fosse stato, il suo, un autonomo e pervicace modo di esprimere la sua arte di regista di cinema, in cui confluivano le sue molteplici forme espressive di dedizione artistica, fra cui la danza, la recitazione, il teatro. e perfino l’alpinismo praticato con estrema audacia.

L’intero monologo si sviluppa come un complesso rispondere da parte di Leni a qualcuno che, invisibile e quindi quanto più temibile e inquisitore,  la interroga accusandola, insinuandone le colpe, mentre la protagonista si difende dal sospetto di indulgenza al regime nazista e rivendica la sua autonomia di artista, impegnata a esprimersi attraverso le immagini sapientemente girate e ancora più sapientemente montate, arrivando a superare, attraverso la sua arte, il rischio di essere fatta schiava di un regime ancora oggi in dubbio se da lei condiviso o subìto.

Appaiono di forte suggestione e perlopiù sconosciute le immagini selezionate da Cotugno – Hitler in varie pose, gli sterminati squadroni dei soldati in assetto di guerra, croci naziste, le splendide inquadrature degli sportivi schierati nei giorni delle Olimpiadi – che seguono le indicazioni del testo  della Alison, complesso nel suo andamento monologante spezzato dalle innumerevoli sequenze di cui è composto nello svilupparsi attraverso gli anni, dove appaiono come veloci bagliori diversi momenti  della vita della Riefesthal, da un tentativo di stupro da lei subìto quasi bambina, alla tenace volontà di ottenere i cospicui mezzi economici  finalizzati a raggiungere la perfezione delle sue riprese, opponendosi ai potenti personaggi che circondavano Hitler e che le erano contrari, fino a quell’atto di ribellione ai desideri dello stesso Hitler, valorizzando nel film le quattro medaglie  del nero americano Owen, per il quale, forse nel delirio, Leni rievoca una passione conclusasi in pochi giorni con la partenza del campione.

Attraverso accorte invenzioni espressive da parte di Marcello Cotugno, il monologo sostenuto dall’attrice Valentina Acca, in una recitazione agilmente variata negli stili, si avvale di momenti di intensa drammaticità alternati a rievocazioni che si fanno sentimentali, o addirittura si impennano in una sorta di feroce difesa del diritto a esprimere la sua assoluta capacità di artista.

Pochi gli oggetti in scena, che diventano a loro volta personaggi evocativi, dove tutto è avvolto nella tenebra addensata da un fumo che è sì della sigaretta che Leni non abbandona mai, ma che si fa cortina in cui il passato ritorna e diventa nuovamente un presente capace di rivivere nei suoi incubi e nelle sue tragiche conseguenze, e la scenografia di Sara Palmieri si avvale di queste immagini sfuggenti insieme a uno schermo che a volte fa rivivere le rievocazioni della protagonista.

Assai significative le musiche, che contribuiscono a questa rievocazione che si avverte onestamente protesa a un discorso sull’oggi, ma che si fa difficile strumento comparativo pur nella felice realizzazione spettacolare.

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