MATTEO 19, 14

APPLAUSI  I DUE IMG_8930 copia

di Lorenzo Gioielli

con Jesus Emiliano Coltorti e Elisabetta Jane Rizzo

regia di Elisabetta Jane Rizzo

Teatro Stanze segrete, Roma, 30 ottobre 2019

Maricla Boggio

Un intreccio di realtà e finzione percorre tutto quanto lo spettacolo “Matteo 19, 14”, che fin dall’apparizione dei due protagonisti coinvolge gli spettatori in una vicenda che va svolgendosi a poco a poco, in un continuo sovrapporsi di colpi di scena che deviano da una linea prevedibile e aprono nuovi orizzonti alla storia.

La citazione evangelica, a leggere i versetti, riguarda i bambini, ai quali Gesù apre il regno dei cieli contro chi vorrebbe scacciarli. E qui, protagonista chiamato in causa, forse davvero esistito, forse pretesto per altre convincenti motivazioni – un bambino diventa l’argomento intorno a cui la storia prende i colori del giallo. Complesso raccontare la storia, che va vista in teatro per goderne le sorprese. Si deve però dire però quanto sia attraente nella sua misteriosa presenza Jesus Emiliano Coltorti,  all’apparenza sfaccendato cliente di un caffè intento a leggere “Il sole 24ore”, da distratto osservatore di una giovane in preda a un profondo sconvolgimento, divenutone poi sollecito sostegno, fino a farle rivelare il motivo scatenante della sua angoscia, un bambino in pericolo di vita se non si troverà un cuore per sostituirgli il suo malato. E va detto quanto sia convincente nella sua disperazione di madre Elisabetta Jane Rizzo – che firma anche la regia -, a non risparmiarsi tremori, lacrime, rivelazioni in dettaglio della sua imminente tragedia, per commuovere l’uomo. O meglio, per indurlo a superare la consolante barriera della solidarietà, addirittura baciandolo con passione – riconoscenza o attrazione fatale? – , lasciando stupito – all’apparenza – il giovane interlocutore, che non risparmia la proposta di aiutare l’addolorata madre, fino a proporle quel trapianto di organi per il quale la donna aveva un appuntamento, in quel bar, con uno sconosciuto individuabile da un fazzoletto rosso. Ed ecco che l’uomo si rivela attraverso quel segno, indice di ulteriori sviluppi della storia, quanto mai ingegnosa in quel rapido ribaltarsi da una creduta realtà ad un’altra che ne è l’opposto. E lei si rivela ben altro che la madre disperata, o meglio potrebbe essere anche una madre disperata, ma ormai è un’altra persona, e non si deve dire chi è, altrimenti si perde il gusto della sorpresa ben studiata. Fino alla tragedia finale, ma quanti passaggi ancora per arrivarvi, e quante giravolte fanno i due personaggi esponendosi a quella realtà-finzione e finzione-realtà che l’abile drammaturgia di Lorenzo Gioielli ha creato con sapiente maestria.

Sono davvero convincenti i due attori in questo loro continuo trasformarsi, alternando realtà e finzione in un autentico gioco teatrale. Hanno presentato il loro spettacolo al Fringe di Edimburgo, in inglese, lingua che senz’altro si attaglia a questo tipo di emblematica, ironica, misteriosa drammaturgia assai albionica, e vi torneranno presto, ancora più veri e più finti per l’esperienza ormai collaudata.

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