MIMI’ in arte MIA MARTINI

MELANIA E ANGELIIMG_6408

di e con Melania Giglio

in scena con Mamò Adonà e Sebastian Gimelli Morosini

scene Fabiana Di Marco

costumi Daniele Gelsi

luci David Barittoni

musiche Heron Borelli

Teatro Off Off, Roma, 6 novembre 2018

Maricla Boggio

Un volto corrucciato e insieme ridente, una fragilità scaturita da una voce di bambina e poi subito un fragore violento in un insorgere irrefrenabile di sentimenti risentiti. È  Melania Giglio a scatenare con la sua sola presenza il coacervo di sensazioni da cui, chi la vede e la ascolta, è travolto e affascinato.

Melania ha scelto di portare in scena la storia di Mia Martini, la sua infelice esistenza desiderosa di socialità, di amore eterno, di affetti, conclusasi con un suicidio.

Questa Mimì emerge da lontane risonanze di un’infanzia in quel paesino – Bagnara Calabra – dove, discesa da un al di là imprecisato, Mia evoca figure femminili ancestrali, fino alla madre adorata,  da cui si sente consolata in quel misterioso ritorno dal luogo dove è voluta andare prima del tempo. Assecondata dalla delicata presenza di due emblematiche creature – Angeli dalle voluminose ali piumate –  Mimì ripercorre poi la sua esistenza: le sue canzoni ne rivelano l’intimo turbamento, il profondo bisogno di amore, l’insofferenza di incontri deludenti.

A questa Mimì così splendidamente portata in scena, Melania Giglio offre qualcosa di più che la rievocazione del personaggio scelto. Perché in quelle canzoni che furono voce e corpo della infelice cantante, in quella espressione di sfida al mondo e di difesa da esso fino a soccombervi non domata, Melania offre la sua forza di artista autonoma, la sua capacità di esprimere non soltanto il personaggio, ma la crudeltà dell’ambiente artistico, la ferocia esistenziale che si cela sotto apparenti sodalizi, non  soltanto di quell’epoca, ma di ogni tempo e situazione perché caratteristica dell’umanità tutta. Ed è per questo che Melania Giglio, dopo la straordinaria prova dell’anno scorso con Edith Piaf e quella attuale altrettanto riuscita, deve decidersi a cantare sue canzoni, con la sua grinta e la sua dolcezza, insomma con la sua personalità.

Daniele Salvo ha creato per Melania una sorta di morbido contenitore di nuvole e di onde che oscillano assumendo una immaterialità che consente il racconto irreale, tutto intessuto di delicate invenzioni.

E ha dato vita ai due Angeli, emblematiche presenze biancovestite, che offrono alla vicenda un contorno favolistico, insieme a una capacità vocale che affonda nelle antiche sonorità delle voci bianche per quanto riguarda Mamò Adonà e la delicatezza suasiva dialogante con Mimì di Sebastian Gimelli Morosini.

Attori e scenografia, musiche e luci contribuiscono a creare uno spettacolo che vuole essere tale, al di là del personaggio evocato, soprattutto intorno alla protagonista. Che, dopo gli applausi finali, interpreta, da sola, in scena, la canzone che la vede padrona assoluta ad affascinare gli spettatori.

I commenti sono chiusi.