ORESTEA

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di Romeo Castellucci

con

Simone Toti, Corifeo

NicoNote, Cassandra/Pizia

Marika Pugliatti, Clitemnestra

Loris Comandini, Agamennone

Georgios Tsiantoulas, Egisto

Carla Giacchella, Elettra/Atena

Enzo Lazzarini, Apollo

Giorgio Consoli, Hermes

Produzione esecutiva, Socìetas Raffaello Sanzio

in coproduzione con Odéon Théâtre de l’Europe,

Festival d’Automne à Paris ecc.

Gli animali presenti in scena sono forniti da Parco Faunistico “Zoo delle star”

di Daniel Berquiny, Cirque de Rome di Solovich Dumas

Foto Guido Mencari

 

Teatro Argentina, Roma Europa Festival in collaborazione

con Teatro di Roma

4,5,6 ottobre 2016

 

Maricla Boggio

C’è nella drammaturgia dell’Orestea di Romeo Castellucci un ritorno agli eventi del mito nella loro violenza originaria che sostituisce la parola anticipandola, una sorta di ricerca delle fonti da cui scaturirà poi la cultura con il suo linguaggio verbale. La realizzazione dell’opera data di una ventina di anni fa e questa rivisitazione – a detta del regista – è stata voluta fedele a quella, quasi a chiudere un percorso che nel tempo presente si è indirizzato alla parola.

La fama con cui lo spettacolo giunge al Teatro Argentina per Roma Europa Festival, coinvolge numerosi teatri di vari paesi europei, omaggio all’ideatore e a un periodo espressivo che da lui ha visto partire parecchi epigoni.

Dei tre atti di cui si compone questa Orestea privata di parola ne ho visti soltanto i suoi due primi: il terzo atto illustrava la vendetta delle Erinni contro Oreste uccisore della madre, queste divinità perseguitavano appunto coloro che si erano resi colpevoli di aver ucciso un consanguineo, divenendo poi benevole – ossia Eumenidi – una volta che il colpevole avesse manifestato pentimento. Castellucci aveva scelto come perfette urlatrici – Erinni del mito – dei macachi, in quanto il loro sgradevole urlìo rendeva – a sua sensibilità – perfettamente la sonorità vendicatrice delle terribili donne. Una questione di permessi non andati a segno in tempo hanno impedito l’utilizzo delle loquaci bestiole e di conseguenza l’intero atto è stato omesso.

Ora, se da una parte è spiacevole che una scelta registica che non penalizzava la salute delle scimmiette sia stata impedita dalla burocrazia, dall’altra ci domandiamo se davvero quell’urlìo dal vivo fosse così determinante da non consentire altre soluzioni per realizzare l’atto. La verità di quei suoni erano comunque una finzione. Ma quanto sangue sgorga negli assassinii dei due atti precedenti? Sangue finto eppure così significativo nell’offrire allo spettatore la violenza cruenta dei delitti vendicatori che si succedono nel primo e nel secondo atto.

Nello svolgersi dello spettacolo siamo entrati in sintonia con alcuni momenti della vicenda, soprattutto quelli in cui una specie di forza primordiale rende assai bene la violenza insita nell’uomo soprattutto in assenza della Legge. I suoni che danno il via allo svolgimento ricordano un’eruzione vulcanica a cui fa seguito un terremoto e un’eclissi. E’ un sommovimento di passioni che si apre con il racconto dei fatti da parte del Corifeo, una sorta di Coniglio a capo di una squadretta di coniglietti di ceramica bianca, spesso usati da Castellucci nei suoi spettacolo. Questa partenza dischiude la fosca vicenda con una serie di quadri dove la sessualità si incarna in tutto la sua forza primitiva. Cassandra squassa il buio dello spazio scenico con le sue urla da veggente e le sue maledizioni. Egisto in vesti di lanciatore di pesi eccita Clitemnestra che si contorce su di un letto mostrando cosce e parti intime mentre l’amante armeggia con ventilatori a ripetizione. La descrizione evidenzia soltanto la sequenza delle immagini privandole della cruda sonorità in cui si rappresentano e dell’immersione in una specie di cupezza infernale.

L’angelico Agamennone in candido mantello – il down Loris Comandini, fedelissimo di Castellucci  – volteggia con ingenua felicità, finché non viene ucciso precipitando in un lago di sangue. Egisto impellicciato si porrà la corona sul capo, ma poi alza il dito in un gesto osceno e si esprime con una vocetta fessa. Scorrerà anche il sangue del Corifeo,  che ritroviamo poi a raccontare, calato nell’Alice di Lewis Carroll mutata in Ifigenia, le fiabesche vicende della bella bambina con la Lepre Marzolina ed altre bestie parlanti.

Gli eventi terribili si susseguono implacabilmente. Culmineranno nell’assassinio di Clitemnestra, in un’atmosfera imbiancata e silenziosa, dove sacrifici di animali, rituali a beneficio dei morti con versamento di latte sulla tomba preludono al delitto compiuto attraverso un difficile tiro, con elementi di supporto al braccio del figlio vendicatore.

Questa Orestea è una visionaria sequenza di violenza. Ma ormai la parola di Eschilo ne ha trovato espressione fattasi, da violenta, catartica, ed è bene che quest’opera ispirata alla tragedia greca sia tenuta come un momento di maturazione da mettere da parte in quanto vissuto incancellabile.

 

 

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