PROCESSO ALLA STREGA


di Silvano Spada

Ispirato a “Processo alla strega Matteuccia di Francesco”

di Domenico Mammoli

 con

Ornella Muti, Massimiliano Vado, Marco Leonardi, Amerigo Fontani, Carolina Facchinetti, Barbara Marzoli, Ivan Bellandi

 Scene di Chiara Paramatti

Costumi di Teresa Acone

Musiche di Antonio Di Pofi

 Regia di Enrico Maria Lamanna

Maricla Boggio

Todi, 1° settembre 2013

Sulla piazza di Todi, dove si erge il Duomo e la circondano gli antichi palazzi della Signoria, è issato il patibolo dove brucerà la strega condannata dal tribunale civile della città. L’impressione che suscita la scena è quella di un ritorno al passato – il 1426 -, quando questa esecuzione avvenne davvero, con il concorso della autorità civili ma anche con l’acquiescenza di quelle religiose, che affidavano ai laici di punire quanti secondo loro avessero dimostrato connivenze con il diavolo. Matteuccia, che cercava di alleviare le sofferenze fisiche e morali delle donne che ricorrevano a lei conoscendola sapiente, pagò con la morte per rogo quel suo autonomo agire, come tante altre che, come lei, in tutta la penisola, cercavano di uscire dalla grettezza della loro esistenza vessata da padri e mariti violenti, scoprendo le virtù delle erbe, applicandosi all’ascolto degli animi esacerbati dalle crudeltà familiari, offrendo aiuto a donne che venivano trattate come bestie, prive del tutto di una qualche libertà.

Se si eccettua la pena del rogo per la ribellione di Matteuccia, e facendo le debite differenze dei comportamenti, la situazione di molte donne oggi  può ancora richiamare i fatti narrati nel libro di Domenico Mammoli, recentemente ripubblicato per interessamento delle figlie, e ricavato con competenza storica e giuridica dagli atti che si conservano del processo realmente avvenuto a Todi.  E’ quella un’epoca che porta su di sé superstizioni e false credenze, che proseguiranno ancora per quasi un secolo, nonostante il fiorire delle arti e delle scienze in parecchie corti italiane. Si pensi che anche Savonarola, nella coltissima Firenze, fu bruciato dopo essere stato impiccato, nel 1498.

In quei secoli oscuri le donne furono le più penalizzate. E Silvano Spada ha individuato con acuta sensibilità la chiave metaforica attraverso cui realizzare un moderno discorso teatrale parlando di ieri per segnalare i pericoli ancora insiti nell’oggi. Non quindi cronachistiche esposizioni di attuali violenze sulle donne, o denunce dal sapore di comizio, ma un’esposizione che procede con la scansione – sempre teatralissima – del processo, che si apre con l’accusa a Matteuccia e si conclude con l’esecuzione della condanna. In mezzo, le testimonianze di uomini e donne che ebbero a che fare con lei.

Il processo, nelle mani del regista Enrico Maria Lamanna, diventa spettacolo dai molti pregi. Nessun effetto superficiale, ma la riproduzione del clima di allora. Fiaccole, torce, legni, stoffe, suoni, tutto richiama quel tempo, anche se l’accortezza nel rappresentare l’antica verità si avvale di quanto può aggiungere espressivamente il presente. Asciuttezza nell’avvicendarsi dei momenti, dall’entrata di Matteuccia in scena al susseguirsi delle accuse, alle querule e intimorite testimonianze delle donne che da lei ricevettero consigli e aiuti,  in contrasto con la veemenza volgare di coloro che accusano. Esangui figure prive di volontà nel rendere giustizia, il Cardinale e i frati che lo attorniano silenziosi, sfondo di un’azione nella quale hanno certo avuto, indirettamente parte – la predicazione di Bernardino da Siena deve aver influito in questo senso – nella cruenta conclusione del processo. E quelle presenze mute accrescono ancor più il pathos che procede inesorabile verso la condanna.

Questo, il racconto e la suggestione esemplare della rappresentazione condotta con mano ferma da Lamanna.

Ma va detto ancora dello spettacolo il fascino di una rappresentazione che immette lo spettatore nel  vivo del processo e lo fa partecipe di un giudizio in cui sentirsi coinvolto. Attori immedesimati nei ruoli. Prima fra tutti, Ornella Muti che alla bellezza aggiunge una recitazione precisa e dolente insieme alla dignità che la fa rappresentante di tutte le donne soggette a ingiustizie. Di forte risalto l’accusatore e il testimone invasato, e le due intimorite paesane, insieme ai muti esecutori. Gremita la piazza, attenta e silenziosa. Luci al naturale, come poteva essere allora, con qualche astuto accorgimento.

Spada ha trovato una cifra di spettacolo che ha messo in risalto la parola, l’argomento, il confronto fra l’antico e l’attuale. Auguri per una meritata tournée.

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