ROME L’ULTRA’ E GIULIETTA L’IRRIDUCIBILE

Storia d’amore e tifo con Tragedia finale

Romeo e Giulietta romani

Edoardo Frullini Giulia Fiume

Alessio D’amico Federico Maria Galante Federico Le Pera Daniele Locci

Matteo Milani Luca Paniconi Simone Pulcini Luna Romani Kabir Tavani

Daniele Trombetti Simone Crisari Marco Prosperini Stefano Ambrogi

Giammarco Vettori

scritto e diretto da Gianni Clementi

Produzione Ginevra Media prodsrl

Roma, Sala Umberto, 30 aprile 2019

Maricla Boggio

Per dimostrare che il contrasto irriducibile tra fazioni differenti non appartiene soltanto a un tempo trascorso – come quello dei veronesi Montecchi e Capuleti immortalati da Shakespeare -, Gianni Clementi ha trasposto la tragica vicenda competitiva e mortale di allora in una situazione che di competitività ne ha parecchia, travalicando l’ambito sportivo – Romani e Laziali – per diventare, attraverso l’appartenenza tifosa per ciascuna delle due squadre, motivo di esistenza, scopo vitale e mortifero.

È il linguaggio – un romanesco reinventato in quartine a rima baciata –  a determinare fin dalle parole il clima di contrasto insanabile che anima i due “campi” di ragazzi di periferia – Valle  Aurelia – , che prima che attraverso azioni finalizzate allo scontro e alla sottomissione dell’altro esprimono in un linguaggio fortemente caratterizzato dalla violenza la volontà di annullare l’avversario, il “nemico” che dà a ciascuno un motivo di esistere, potenziato dalla coesione del gruppo che moltiplica il successo dello scontro, fin dalle frasi lanciate reciprocamente dall’una all’altra delle formazioni, come se i due gruppi si trovassero in uno stadio senza fine, che dilaga nella quotidianità.

E infatti le azioni che si sviluppano nel corso della vicenda mantengono una tensione competitiva permanente, che si evidenzia attraverso l’idea registica – dello stesso Clementi – di tenere in scena i membri delle rispettive fazioni, in una partecipazione a ciò che accade che in questo modo si arricchisce di una sorta di epica presenza, in cui perfino i morti rimangono, a testimoniare un vissuto incancellabile.

Si stacca dalla tensione violenta che costituisce la base complessiva dello spettacolo, l’incontro fra il romanista Romeo – Edoardo Frullini, che al tradizionale tono dell’innamorato, spesso nel tradizionale Romeo anche noioso, aggiunge una vena di fresca comicità da inesperto della vita – e la laziale Giulietta – Giulia Fiume, anche lei inedita nei toni di verde gioiosità da saputella – : giustamente Clementi  ne fa dei momenti che, pur rimanendo nel contesto, ne si staccano come per un incantato aprirsi a una possibile diversa esistenza.

La scansione degli episodi si realizza puntualmente, con le varianti al testo shakespeariano che Clementi inventa adeguatamente: le confidenze fra Giulietta e la Balia, qui sostituita con un’amica più adulta e smaliziata – la Gessica di Luna Romani, pronta anche lei, a differenza dei ragazzi, a staccarsi dalla tifoseria laziale se le si prospetta un rapporto con un giovane romanista -; lo scontro fatale fra Tebaldo er Cobra – Federico Le Pera, dai toni provocatori, abile nel duello –  e  Mercuzio er Poeta – Giammarco Vettori altrettanto provetto, a cui la dimensione del poeta si è un po’ ridotta nel contesto delle scene; la parentesi di pace creata da Frate Lorenzo  - Simone Crisafi ne fa proprio uno di quei preti di periferia che si adeguano ai ragazzi nei modi a loro familiari, perfino facendogli i desiderati tatuaggi, ma recuperandoli poi attraverso la confessione e le parole che inducono alla riflessione contro la violenza.

Fedelmente, questo universo prosegue nelle sue violenze e nelle sue minacce attraverso  Er Murena padre Montecchi – Marco Prosperini, un esempio vivente di inaudita minacciosità -, e Er Catena – padre Capuleti – Stefano Ambrogi, che nella grandiosità del fisico e della voce riassume da solo la volontà distruttiva irriducibile della sua fazione.

E si arriva all’inevitabile tragedia finale, che una breve parentesi di felicità nel rapporto raggiunto fra i due innamorati si presenta per concludere la tragedia. Perché è la tragedia che qui si rimane a sviluppare, nonostante la in fondo bonaria violenta irriducibilità delle due fazioni. Qui Clementi ha voluto rimanere fedele alla narrazione shakespeariana, che prevede una Giulietta addormentata da un fungo fornito dal Frate, per sfuggire a sciocche nozze con un pretendente voluto dal padre e nemmeno conosciuto. Un black  out dell’internet a cui fanno capo i telefonini – di cui ogni ragazzo è fornitissimo – impedisce allo sventurato Romeo condannato dal Sindaco con il suo tricolore all’esilio(!?) di essere informato del marchingegno inventato dal Frate. Giulietta – ahi Clementi! – viene depositata in un fornetto del cimitero e abbandonata là; ma poi Romeo si presenta, crede Giulietta morta e si fa fuori con alcune pastiglie pretese da un amico, morendo sul posto. Frate Lorenzo arriva per sistemare le cose, ma visto Romeo stecchito se ne va dicendo che ormai tutto è finito: ma perché, Clementi, il Frate abbandona Giulietta ancora dormiente? La storia deve finire come deve, e quindi Giulietta risvegliata si ucciderà a sua volta sul corpo dell’amato, dopo aver ricevuto dal cielo un affilato coltello. Ma perché, Caro Gianni, dopo aver condotto con notevole estro l’intera vicenda ambientata ai giorni nostri, con l’acuta scelta delle fazioni sportive ultrà, hai lasciato poi che la storia finisse in maniera inadeguata?

Gli spettacoli si affinano attraverso le repliche, specie se cercano nuovi orizzonti espressivi. È quanto siamo certi accadrà allo spettacolo di Gianni Clementi, che già da ora sta riscuotendo un entusiasmato consenso da un foltissimo pubblico.

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