THE PRUDES

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di Anthony Neilson

traduzione Natalia Di Giammarco

con Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci

regia Gianluigi Fogacci

Off/Off Theatre, Roma, 16 aprile 2019

Maricla Boggio

L’autore scozzese Anthony Neilson ha fama di preferire per i suoi testi il teatro fondato sulla violenza e sul sesso.

In questo “The Prudes” – “I pudichi” sarebbe la traduzione letterale che la traduttrice, Natalia Giammarco, con giusta intuizione ha lasciato nella lingua originale -, una coppia ancora giovane ma con nove anni di convivenza alle spalle si rivolge al pubblico in un’alternanza di notizie, dichiarando che vuole in sostanza confessarsi agli spettatori circa la sua vita relazionale, con particolare riguardo ai rapporti sessuali che, come presto ci viene rivelato, difettando – secondo il diario della signora – da quattordici mesi.

Non sappiamo perché questa coppia voglia fare del proprio privato un fatto pubblico; certo, siamo in clima pasquale e ci si può richiamare alle pubbliche confessioni che secoli fa venivano comunemente realizzate nelle comunità cristiane; oggi poi, si può pensare a una sorta di seduta da un terapeuta della famiglia, con la buona volontà di aiutare i due membri della coppia a ritrovare un proprio equilibrio sessuale.

Tuttavia questo modo di voler rivelare le proprie difficoltà sessuali, attraverso una escalation di elementi accaduti negli anni – dalla masturbazione del cugino all’inconsapevole eccitazione creata nel padre da lei bimbetta saltellante, fino alle disinibite ammissioni di reciproche e rispettive masturbazioni – non creano una situazione davvero valida drammaturgicamente. Eppure i due attori Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci sono davvero bravi nel sostenere lo sviluppo della storia attraverso una propria capacità inventiva, una personale fisicità davvero pudica -  al di là del titolo – arrivando a farvi nascere una certa comicità che crea connivenza con gli spettatori.

Spogliata delle capacità espressive dei due attori, la storia si riduce a una elencazione perfino prevedibile – la trovata del Viagra nel vino offerto al marito è di sicura previsione -, mentre rimane in chi assiste allo spettacolo un rimpianto nei confronti dei tentativi di quei due quasi giovani personaggi, così privi lui di attrazione verso lei, lei intestardita a fargli fare quell’atto da troppo tempo cancellato nell’esistenza della coppia: né di amore si parla mai, ma al massimo di stima e di amicizia.

Il pubblico, si sa, è sempre amico degli attori; ne apprezza il lavoro che è quanto mai difficile, perché sono sempre loro che “ci mettono la faccia”, mentre il “drammaturgo” si limita a qualche da lui supposta provocazione.

Applausi quindi a Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci, anche regista della pièce e, “alla prossima!”.

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