UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNEVALE

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di Carlo Goldoni

con Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello,Alberto Onofrietti,

Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla,

Matteo Romoli, Eleni Molos, Eroka Urban, Alessandro Maringolo,

Genévièeve Rey-Penchenat, Giuseppe Nitti.

scene e costumi Luigi Perego

musiche Germano Mazzocchetti

luci Gigi Saccomandi

regia Beppe Navello

produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa

con il contributo straordinario Fondazione CRT

Torino, Teatro TPE

Maricla Boggio

Lo spettacolo ideato da Beppe Navello mettendo in scena, nel suo TPE torinese, “Una delle ultime sere di Carnovale” ci riporta alle origini della creazione goldoniana. Nel senso che la compagnia che si cimenta nella rappresentazione ha una sua compattezza professionale quale doveva essere presente, nello sperimentato mondo veneziano, all’epoca in cui il suo autore scrisse la commedia. Ecco allora una saggia distribuzione dei ruoli, in un contesto di lavoro quotidiano dove il pubblico, abituato a conoscere gli attori, vi si affida fiducioso.

Il prodotto che deriva dall’appassionata collaborazione di interpreti e realizzatori ha il sapore di un messaggio la cui cifra è comprensibile perché sperimentata da chi la riceve.

Ecco allora, fin dall’aprirsi del sipario, la semplice successione in tiro, come altrettanti sipari, delle sete e dei damaschi che segneranno le varie scene nel loro avvicendarsi, attraverso l’essenziale trovata dello scenografo  e costumista Luigi Perego. Ecco il tavolone carico di drappi luccicanti, a indicare che si è nella casa di Zamaria, il padrone di quel ricco artigianato che si alimenta della perizia dei collaboratori, dai tessitori al “manganaro”, dal venditore ad Anzoleto, l’abile disegnatore che renderà attraenti ai compratori le stoffe nelle loro differenti colorazioni. E saranno i costumi a rendere singolare la rappresentazione, personalizzando ogni ruolo attraverso le sfumature di colore che ogni abito porterà su di sé in un’invenzione delicata e pittorica. Il realismo delle situazioni si stempera in tal modo in una sinfonia di toni che sottolinea i caratteri e li diversifica, aullo sfondo delle opere del Canaletto, appartenenti alla collezione Intesa Sanpaolo.

Come si sa, la commedia – come lo stesso Goldoni, al di là della metafora della sua partenza per Parigi, dichiara nei Mémoires – racconta della festa in casa di Zamaria per una delle ultime sere di quel “carnovale” che impazza per le vie ma che, nella quieta accoglienza del ricco mercante, si fa motivo di incontri amicali e soprattutto diventa occasione per il dialogo amoroso, ancora in nuce e non privo di contrasti e difficoltà, che Domenica, la figlia del mercante, ha intenzione di concretizzare in un matrimonio con il bravo Anzoleto. Senonché questi è in partenza per “Moscova” dove ho ottenuto un contratto per andare laggiù a disegnare le sue stoffe. E – viene a sapere Domenica – ci andrà in compagnia di una signora “agée”, la ricamatrice francese che, per di più, si è invaghita di Anzoleto illudendosi di convincerlo a vivere con lei in un impossibile ménage amoroso.

I punti di forza che Beppe Navello sfrutta con elegante capacità inventiva e completa fedeltà al testo sono, oltre alle caratterizzazioni di ciascun personaggio e nella padronanza teatrale delle inflessioni dialettali del gruppo da anni sperimentato sotto la guida del suo regista, sono i tre momenti corali che trattengono come solide corde i momenti singoli o dialogici attraverso cui si snoda la vicenda: il gioco della meneghella, in cui nei vivaci contrasti fra i personaggi si viene delineando la vicenda sentimentale dei due giovani in un abile incastro di battute legate al gioco e di rimandi caratteriali fra le coppie a intessere una trama  dentro la quale abilmente si crea il discorso amoroso; il pranzo in cui si alternano uomini e donne in un allegro intrecciarsi di comportamenti, dentro cui procede la storia dei due ragazzi, ormai sulla dirittura d’arrivo della loro intesa, pur ancora contrastata da Zamaria, timoroso di quel viaggio e rattristato all’idea di restare solo; il ballo finale, espressione di una raggiunta serenità attraverso l’accordo matrimoniale, non solo dei due giovani, ma anche dei due eterni litiganti, quel Momolo “manganaro” che diverte tutta la comitiva con i suoi lazzi ereditati delle maschere, finalmente accettato dalla sua bella che lo vuole ragionevole lavoratore e non soltanto suscitatore di risa fra gli amici; un terzo matrimonio, che si intuisce avverrà fra Zamaria e quella brava ricamatrice francese, la cui apparizione in mezzo al pranzo, dietro richiesta di Domenica, crea una sorta di “cameo” teatrale attraverso la squisita recitazione di Genéviève Rey-Penchenat che nel suo dialogare offre i ritmi di un classico verseggiare da Racine- Corneille.

Molto seriamente impegnati tutti gli attori, la spigliata e furba Domenica di Maria Alberta Navello, la dolce e al tempo stesso forte determinazione di Anzoleto deciso a farsi valere – Alberto Onofrietti -, l’autorevole bonomia dello Zamaria di Antonio Sarasso, la bizzarra Alba  di Marcella Favilla, l’autorevole e maliziosa Marta di Daria_Pascal Attolini, ls stizzosità capricciosa della Elenetta di Eleni Molos, la paziente ironia di Polonia – Erika Urban, lo straripante desiderio di esserci del Momolo – Alessandro Meringolo, con tutti gli altri degni di menzione.

Attenzione e divertimento hanno sostenuto l’intero spettacolo, che pur nella sua durata è parso leggero e carico di malinconia, come l’intento di Goldoni vi aveva immesso, suggerendo in quel viaggio a Moscova la sua partenza per Parigi, lontano, e per sempre, dalla sua amata Venezia.

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