ALICE

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ALICE

di Amy Conroy

traduzione di Natalia Di Giammarco

scene costumi di Alida Cappellini

con Ludovica Modugno e Paila Pavese

regia di Elena Sbardella

Roma, Teatro della Cometa

17 novembre 2017

Maricla Boggio

Sono sapienti interpreti della vita, Ludovica Modugno e Paila Pavese; donano quindi ai loro due personaggi – Alice e Alice entrambe, immaginate dall’irlandese Amy Conroy  in una speculari che riflette due nature, diverse e complementari – tutta la loro capacità di far emergere dalle battute del testo, sul filo di un realismo piuttosto alleggerito, la difficoltà dell’esistenza e la volontà di trovare anche in ciò che sembrerebbe negativo, banale, difficile da sostenere, un sorriso, uno sguardo, uno scambio di intesa, fino a rompere ogni barriera di incomunicabilità e trovare l’amore. Un amore che si estende anche al campo omosessuale, pur essendo le protagoniste due donne fino a questi loro settanta e passa anni rimaste, una alla tradizione eterosessuale, addirittura vedova di un marito di cui tuttavia non ricorda granché di soddisfacente, l’altra forse con un passato più trasgressivo, ma niente di travolgente né di colpevolizzante.

La dimensione in cui si muove il lungo dialogo rivolto al pubblico da parte delle due donne nasce da un’invenzione che le due raccontano entrando di soppiatto in sala: faranno uno spettacolo voluto da una regista incontrata per caso in un supermercato, mentre, attratte irresistibilmente e per la prima volta l’una all’altra pur essendo amiche fin da piccole, stavano baciandosi. La regista le invita a rivelare agli spettatori la storia della loro esistenza fino a quel momento: ne emerge un normale scambio di ricordi e tenerezze, scambi e piccoli contrasti, sussulti e scoperte amorose. Non c’è tuttavia uno sviluppo nel succedersi degli avvenimenti narrati, ma un piano e garbato raccontare che attrae il pubblico, a cui è rivolto con precisa volontà da parte della regista che figura nella commedia, e che la regista dello spettacolo – Elena Sbardella – esegue con fedeltà. Solo in qualche momento si sconfina dal pacato e connivente tono narrativo di entrambe, ed è quando si racconta della malattia dell’una – il cancro – tuttavia debellato e rimasto come prova dell’abnegazione dell’altra verso la compagna in pericolo.

Piace rivedere due attrici che cavalcarono ruoli di estremo impegno – la Modugno con Strehler, la Pavese con Gassman – ironicamente proiettate a raccontare storie di donne qualunque. Capacità che forse è ancora più difficile avere che non quando ci si può sostenere al fascino della grande drammaturgia.

Nella comunicazione al Teatro della Cometa, si scrive che le due attrici sono per la prima volta insieme.Insieme invece interpretarono “La stagione dei disinganni – Alfieri a Parigi incontra Goldoni e sogna Gobetti” testo a mia firma e regia di Adriana Martino, per l’inaugurazione del Festival di Asti, nel 2001: Ludovica era la contessa d’Albany, amante di Alfieri, Paila la moglie di Goldoni.

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