EXAMLETO


di W. Shakespeare da Roberto Herlitzka

con Roberto Herlitzka

traduzione di Alessandro De Stefani

Teatro Lospazio, Roma, dal 1° al 7 ottobre

Saranno cinque lustri che Roberto Herlitzka va interpretando questo monologo tratto dall’ ”Amleto”, ma così incarnato in lui da fargli definire lo spettacolo come un testo di Shakespeare tratto da un suo scritto. Il gioco dei rimandi diventa serio quando si assiste – anche per un’ennesima volta – a questa rappresentazione scarna e intensa.

Al centro della scena vuota, una sedia, un teschio di lato a terra. E’ quanto occorre al teatro nella sua formula più essenziale, che mette la parola al centro della rappresentazione e la comunica agli spettatori in tutta la sua pregnanza. Roberto appare nel suo abito di velluto nero con camicia bianca: Amleto nel suo dire si fa personaggio unico del dramma a cui gli altri componenti della vicenda si avvicinano offrendogli differenti motivi di linguaggio; intonandosi di volta in volta a ciascuno di loro, l’attore li evoca vivendoli nei gesti, nell’eloquio, nel livello sociale e nei rapporti di amicizia, diffidenza, socialità di varia natura. In modo fortemente mimico tutto viene trasmesso a un pubblico che nulla si fa scappare di questo Amleto nel suo addentrarsi nei meandri di una vicenda disperata e tuttavia ricca di momenti intensamenti comici.

Il cambio inaspettato di un ritmo, uno sguardo obliquo che raggiunge un immaginario avversario, il mutare di sentimenti dal terrore deferente nei confronti dell’apparizione paterna fino all’ambiguo invocare un contatto con la ignara Ofelia, e l’accusatrice lezione alla madre sposata all’uccisore del Re, tutto procede con leggerezza verso una morte inevitabile. Moriranno tutti, questi meravigliosi personaggi. Tutti meno gli attori, e naturalmente meno Orazio, che ha il dovere di sopravvivere. Ma la gioia con cui Herlitzka riceve gli attori e li ascolta nell’emozionante monologo “Per Ecuba” afferma l’immortalità del teatro, a dispetto delle precarie condizioni di chi nonostante tutto lo fa. E al di fuori di circuiti pubblici, evitando lusinghe di Stabili e affini, Roberto Herlitzka offre da poeta il suo Examleto.

Ora vorrei raccontare un curioso episodio. Sanno tutti come Herlitzka sia stato un attore prediletto da Orazio Costa che per tutta la vita si cimentò su “Amleto”. Per questo, appena creato questo suo spettacolo,  Roberto temeva che, vedendolo, il maestro lo criticasse dandogli così motivo di imbarazzo. Per questo, quando doveva andare a interpretarlo alla Pergola di Firenze – Costa vi abitava sopra e io stavo lavorando con lui a un libro che sarebbe uscito purtroppo dopo la sua morte –, Roberto mi chiese di non parlare con Costa del suo spettacolo. Ma io ero convinta che al maestro, libero da pregiudizi, sarebbe piaciuto pur essendo lontano dalla sua concezione del dramma. Riprendo dal dialogo con Roberto, pubblicato poi nel mio “Mistero e teatro”, Bulzoni ed., come andò il suo incontro con il maestro.

 

ROBERTO HERLITZKA – Andai a fare questo spettacolo a Firenze, al Ridotto della Pergola. Lo facevo un giorno solo e lui mi chiese di venire il giorno prima; io facevo sempre una prova di memoria, e volevo vedere anche le luci e tutto quanto. Io dissi: “Ma guardi dottore, questa è una prova di memoria, non è uno spettacolo…”. “Eh! ma io domani non posso…, ci tengo molto…”. Venne, unico spettatore, accompagnato da Chiara[1] che gli dava il braccio, si sedette lì e cominciò a dire: “Scusa Rroberto, non ho sentito…”. “Dottore sì, ha ragione, ma io non posso adesso fare troppo forte, perché poi mi stanco, è una prova di memoria…”.

“Sì sì certo certo…”. Poi siccome c’era un palcoscenico un po’ rilevato, io invece questa cosa la faccio preferibilmente tenendo il pubblico allo stesso livello, e già questo mi creava un po’ di problemi, e lui dice:

“Ma Rroberto, perrché non scendi, ti appoggi così, a una colonna…”. 

” Ma guardi dottore non è che io adesso sto organizzandomi, è uno spettacolo che ho già fatto, non cambio i movimenti…”.

“Ah sì sì, sì certo…”. Ricomincio e lui: “Quando dici quella cosa, non ho sentito…”. “Dottore, io credo che la prova la farò in albergo”. Gli ho detto proprio così. E lui: “No no per carità…”.

E da quel momento è stato zitto. Poi, Chiara che lo spiava ha visto che la cosa gli interessava, gli piaceva evidentemente. Alla fine ci fu un grande silenzio, poi cominciò a dire: “Hai fatto un lavoro…”., e pensavo stesse dicendo: “Hai fatto un lavoro per niente”, invece venne fuori a dire: “Questo è l’Amleto che ho sempre pensato, questo Amleto che è veramente pazzo, quello che io mi sogno…Ma tu questo lo hai fatto con una furia recitativa! – mi piacque molto questa espressione applicata a me – Tu devi farne non uno, ma sei film!”. Poi gli proponemmo di andare a cena assieme, e lui disse: “No, non mi sento”, sembrava che fosse veramente colpito e volesse rimuginarsi la cosa e non si sentisse di parlarne. Poi io gli scrissi una lettera in cui gli dicevo che la sua approvazione era stata per me il più alto riconoscimento che abbia avuto nella mia carriera – ed è vero -, che nessun premio varrà mai quanto una sua così intensa approvazione, anche perché credevo che il mio Amleto gli avrebbe fatto schifo. Invece no.


[1] Chiara Caioli, moglie di Roberto Herlitzka, anche lei diplomata in recitazione all’Accademia, ha fatto l’attrice per qualche anno e poi ha abbandonato la professione, dove aveva già ottenuto risultati lusinghieri, per dedicarsi completamente alla carriera del marito, seguendolo in quasi tutte le rappresentazioni.

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