FRONTE DEL PORTO

fronte del porto_0590

di Budd Schulberg

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

traduzione e adattamento Enrico Ianniello

con Daniele Russo

e con Emanuele Maria Basso, Antimo Casertano, Antonio D’Avino,

Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama,

Daniele Marino, Biagio Musella, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice

scene Alessandro Gassmann

costumi Mariano Tufano

luci Marco Palmieri

videografie Marco Schiavoni

musiche Pivio e Aldo De Scalzi

sound Designer Alessio Foglia

Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Roma, Teatro Argentina 8.12.19

Maricla Boggio

Romanzo – di Budd Schulberg -, film – di Elia Kazan – teatro – di Enrico Ianniello –

conducono allo spettacolo realizzato da Alessandro Gassmann secondo un preciso intendimento,

rendere viva una tematica di ribellione al sopruso mafioso che opprime i portuali di Napoli, metafora dell’oppressione che in tante categorie di lavoratori si manifesta impedendo una libera attività lavorativa nel rispetto della persona e nelle sue possibilità esistenziali.

In sostanza, dopo alcuni episodi di violenza e di prevaricazione da parte di un capo mafioso e della sua banda di soggiogati, uno di loro, dall’apparenza imbelle e sottomessa, presa coscienza dell’ingiustizia perpetrata dal gruppo mafioso e sostenuto da un prete coraggioso e da una giovane di cui si è innamorato, denuncerà le violenze e i responsabili, incurante della vendetta che i denunciati opereranno contro di lui, la cui scelta di aderire alla legge porterà a una sorta di invincibile capacità di trionfare.

Il racconto originale si svolgeva nel porto di New York intorno agli anni Cinquanta, protagonista di una ribellione conquistata a prezzo di autocoscienza un Marlon Brando guidato con mano sicura da Elia Kazan.

Gassmann ha voluto rendere manifesta la sua volontà di affrontare la violenza ancora permanente in tanti ambienti lavorativi, e ha inteso trasporre il luogo dell’azione a Napoli, e l’epoca agli anni Ottanta, quando ancora le difese sindacali e la lotta alla violenza mafiosa cercavano la strada per una reale difesa dei lavoratori.

La scelta di Napoli è assai riuscita, perché il linguaggio dei protagonisti acquista nella parlata partenopea una sorta di espressività moltiplicata, soprattutto attraverso una coralità che suggerisce immagini da tragedia greca. Sono poi gli ampi spazi delle scenografie a esaltare il complesso succedersi degli eventi, dal vasto panorama del porto, dove ogni elemento esornativo è stato cancellato per sottolineare il lato dell’attività lavorativa, irto di gru, di magazzini e di fondaci, mentre si susseguono interni squallidi e infidi, e perfino una chiesa, luogo-rifugio degli spaventati lavoratori ricattati dal terribile capo mafioso. L’andamento drammaturgico si sviluppa con intensità e ritmi adeguati. C’è da riflettere sulla necessità, da parte di Gassmann, di portare la vicenda agli anni Ottanta. Il linguaggio in qualche punto del testo è quanto mai datato, né poteva essere diversamente. Sentire un prete che, di fronte ai delitti mafiosi, dice che conta soprattutto la fede – cito a braccio -, e uno dei lavoratori, di fronte all’assassinio di uno di loro, dire che – cito a braccio – “il Signore ha voluto così” determina uno stridore inutile, mentre la vicenda scorre con il suo necessario andamento, anche se la si lascia agli anni Cinquanta.

La giovane Erica, sorella dell’ucciso, allevata dalle monache attraverso i risparmi del padre che fatica soprattutto per lei, vorrà fare, da grande, la maestra: di lei ci interessa la forza tragica di opporsi all’ingiustizia, la capacità di trasformare quel ragazzo imbelle di cui si è innamorata in un rappresentante delle rivendicazioni dei compagni, e Francesca De Nicolais esprime con insospettata energia questa sua determinazione che la fa sorella di Antigone.

Anche lasciando che si immagini la vicenda negli anni Cinquanta, la storia funziona senza bisogno di cambiamenti, mentre gli anni Ottanta richiedono cambi di linguaggio e di atteggiamenti.

Gassmann ha portato la vicenda fino alla fine con indomita fermezza e intuizioni spettacolari.

È giusto, fra gli interpreti, ricordare Francesco Gargiulio, il protagonista, che Daniele Russo interpreta con accenti dapprima sottomessi e quasi infantili – una nuova versione del personaggio – diventando poi un eroico assertore dei diritti di sé e dei suoi compagni.

Tutti da segnalare per la capacità di intrecciare i linguaggi dei propri personaggi, ciascuno con caratteristiche differenti, in una – come si diceva – coralità che suggerisce modernamente il clima della tragedia greca.

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