LE BELLE NOTTI

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di Gianni Clementi

con

Grace Ambrose, Sergio Andrei,  Lucia Clementi, Federica Di Lodovico

Maria Chiara Dimitri, Benedetta Fasano, Leonardo Ghini, Eugenia Iorio, Filippo Laganà,

Federico Le Pera, Luca Paniconi, Paolo Roca Rey, Francesco Sarmiento,

Tiziano Scrocca, Camilla Tedeschi, Filippo Tirabasssi, Diana Zagarella.

Società per Attori

regia di Claudio Boccaccini

Teatro della Cometa, Roma, 22 marzo 2016

 

Maricla Boggio

Varie volte, aprendo la finestra su via Giulia,  ho visto sfilare un corteo di studenti del Liceo Virgilio in tenuta da battaglia, giubbotti neri ragazzi e ragazze, una grande bandiera con simboli rivoluzionari, striscioni, fumi rossastri durante la camminata del corteo. Gli studenti lanciano brevi slogans mentre alcuni poliziotti seguono la sfilata  senza mettere armi in mostra. Certo gli studenti protestano per la situazione marginale in cui viene messa la scuola, le necessità frustrate dai mezzi economici sempre più ridotti, ma non c’è quella situazione di scontro armato di anni fa.

Ho confrontato queste manifestazioni di oggi a quanto la sera prima avevo visto a teatro, nella commedia di Gianni Clementi: due momenti della nostra storia  recente, con altrettante manifestazioni studentesche, quella ambientata nel ’69 coincidente con la strage di piazza Fontana, e una dell’epoca attuale. In scena diciassette studenti barricati in un liceo per dare risalto a una loro protesta, interpretati da giovani attori agguerriti e felici di dar vita ciascuno a un personaggio ben delineato a rappresentare una faccia di quella realtà problematica che in quegli anni sembrava il massimo di una crisi sociale e politica.

La rivolta sessantottina emerge bellicosa e  carica di risentimento rivoluzionario; è marcata la differenza dei ruoli e dei comportamenti fra ragazzi e ragazze, in un timido tentativo di raggiungere l’uguaglianza, ed emerge una autentica ricerca di valori rivolta a raggiungere un autentico cambiamento sociale. La vivace regia di Claudio Boccaccini ha dato risalto ai vari personaggi di quella occupazione, dando loro risvolti spesso caricaturali. Dichiarazioni programmatiche sul filo del libro di Mao e scontri ideologici di non ben definita matrice anarchica, ribellioni alle istituzioni e ai genitori si susseguono a ritmo serrato, mentre qualche storia d’amore fa capolino, senza trovare sbocchi effettivi a causa, nonostante lo spirito libertario, di una ancora mantenuta riservatezza di stampo borghese. Fuori c’è la polizia pronta a caricare con durezza esemplare, ci sono gli onorevoli inorriditi per l’arditezza dei figli, ci sono i padri terribili che minacciano da un pulpito ormai crollato, ma i ragazzi ne hanno ancora paura, il clima è teso e gli ideali rischiano di naufragare prima ancora di essersi manifestati davvero. Clementi qui ha voluto delineare un’immagine epocale esemplare senza voler approfondire tematiche e programmi esistenziali, perché gli interessava delineare una generazione nelle sue manifestazioni innovative, e Boccaccini ha seguito e sottolineato questo aspetto con un piglio barricadero.  Spiccano fra i personaggi quello di Simone, il capo riconosciuto e amato dalle ragazze sulla scia del Che Guevara, icona che porta attraverso una canzone storica a lui dedicata un momento di esaltazione e di forte coesione fra i litigiosi rivoluzionari. L’occupazione appena iniziata si scioglierà ben presto, e le immagini tragiche della strage di Milano chiudono un capitolo fino a questo punto quasi giocoso. Si aprirà un capitolo attuale, più di trent’anni dopo. Quei ragazzi occupanti il liceo adesso sono i figli dei precedenti. Che differenze si trovano rispetto ai padri? Li vediamo assai sciolti, ragazzi e ragazze senza più problemi di vicinanza nel momento del riposo – sacchi a pelo a terra uno vicino all’altro -, un linguaggio più esplicito, una protesta che non si definisce politicamente ma si manifesta come rabbia subito svaporata nel richiamo a un ballo-sballo.

Il colpo di scena drammaturgico che Clementi inserisce nello spettacolo è di far apparire una giovane donna in tutto simile all’innamorata di quel Simone capopopolo, che si presenta come “non nata” da una relazione mai avvenuta, per timidezza?, da parte di quei due che sembravano destinati a stare insieme. Questa “non nata” presenterà via via i ragazzi attuali, ognuno figlio di qualcuno dei precedenti, simile o contrario a un genitore, di cui si racconta anche la vita successiva a quel momento esaltante, dell’occupazione. Certo Clementi, sotto il sorriso che è cifra primaria del suo testo, nasconde un’amarezza di fondo che supera il pessimismo della realtà, e qualche approfondimento interpretativo questa amarezza l’avrebbe potuta mettere in maggior risalto.  Nessuno degli antichi protestatari ha mantenuto fede agli ideali di allora, la vita li ha ripiegati ad uno ad uno, chi accettando i compromessi del potere e della ricchezza, chi  cadendo nella trappola della droga, chi accontentandosi di un lavoro ben retribuito e anonimo, e anche peggio per qualcuno che irretito da un’illusioni d’arte è rimasto ai margini e si sostiene gettandosi al bere. Ed è amaro – e vero – che la giovane rivoluzionaria ricevendo dalla madre – i telefonini sono anch’essi protagonisti – la notizia di essere stata “presa in TV” se ne vada con il consenso estasiato dei compagni, subito pronti, tutti quanti, a cedere di fronte al mostro.

C’era molta allegria in teatro, ieri sera. Tanti padri e madri degli attori commentavano le vicende, e additavano “il loro” che aveva interpretato questo o quello, ridendo un po’ di se stessi nel riconoscersi in quelle vicende, ma anche, sotto sotto, preoccupati per la realtà cruda di un avvenire in cui sarà necessario sostenerli davvero, questi ragazzi di oggi, mentre quelli della generazione passata, in qualche modo anche se non rivoluzionario, ce l’hanno fatta.

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