MODIGLIANI

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di Angelo Longoni

con Romina Mondello Claudia Potenza,

Giulia Carpaneto Vera Dragone

musiche Ryuichi Sakamoto

scene Gianluca Amodio

costumi Lia Morandini

contributi video Claudio Garofalo

in collaborazione con

Istituto Amedeo Modigliani

regia Angelo Longoni

prodotto da Alessandro Longobardi per O.T.I.

e Mario Minopoli per Pragma

Teatro Quirino, 8 marzo 2016

 

Maricla Boggio

Quattro donne intorno a un artista assetato di vita, da esprimere con la pittura ma anche con un modo di condurre l’esistenza in modo libero al punto da consumare quella vita come se si trattasse di un colore, da sfruttare fino all’ultimo con l’aiuto delle sostanze che consentono di sentire un gusto più forte ed immediato, l’assenzio, l’oppio, le droghe di quegli inizi del Novecento che a Parigi erano di moda fra gli artisti e gli intellettuali: questi  i personaggi che Angelo Longoni ha scelto per creare intorno alla figura di Amedeo Modigliani il clima caratterizzato dalla sua frequentazione di quattro donne, ognuna delle quali rappresenta un aspetto della sua esistenza, un lato più o meno oscuro della sua ispirazione e della sua capacità di trasformare la realtà in arte con una sua autonoma capacità di espressione, anche se con l’apporto di alcuni pittori dell’ambiente parigino.

Così facendo Longoni, che è anche regista della pièce, sfugge a dimensioni di tipo diaristico e si lancia in un appassionato racconto libero da necessità storico-narrative, in ciò aiutato dall’agile scenografia che suggerisce ambienti e pitture, e dai costumi che evocano l’epoca portando ciascuno una modalità esistenziale  appartenente alla donna che lo indossa.

Accresce questa libertà drammaturgica la cornice teatrale che vede Modigliani in un delirio pre mortem, consumato dalla tisi e dall’alcool, a cui la dolcissima moglie Jeanne, madre anche della sua unica figlia tenta di portare sollievo. Da questa cornice emergono poi le altre donne di Modigliani: la smaliziata Kiki di Montparnasse che lo ha accolto appena arrivato a Parigi, ancora ingenuo dalla natia Livorno, interpretata da Giulia Carpaneto con balda arguzia; la russa Anna Achmatova che lo induce a scoprire il valore della poesia e dell’amore assoluto, che Eleonora Ivone, a sostituire Vera dragone infortunata, interpreta con accenti ispirati e gran classe nell’incedere; la giornalista americana Beatrice Hastings – una impositiva Romina Mondello – che ne sollecita l’istinto del successo e contribuisce a farlo conoscere fra i galleristi; infine l’amore della sua vita, Jeanne Hébuterne che ne esalta l’aspetto affettivo in un ritrovato ma debole afflato di purezza – Claudia Potenza con delicata  adesione -: queste donne circondano l’interprete protagonista in una sorta di epica rimembranza rivolta al pubblico, mentre i quadri del pittore popolano le quinte e si offrono alla vista in una appassionata testimonianza di sopravvivenza artistica. Modigliani è Marco Bocci, che con ostinazione immedesimata dà vita al personaggio, ben difficile nelle bizzarre sfumature che lo conducono dalla nitida visione della sua arte alla irriducibile violenza della volontà di vivere in piena libertà. Non è facile offrire nel corso di uno spettacolo i tormenti, le scoperte, le ispirazioni e i contrasti spirituali di un artista come Modigliani, e Bocci vi è spesso riuscito, con la forte collaborazione dell’autore-regista Longoni. Gli spettatori seguono convinti l’arco della rappresentazione, che offre motivi di novità drammaturgica in totale autonomia dalla pur rispettata verità storica.

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