TANGERI

uno spettacolo musicale di Gianni De Feo

di Silvano Spada

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diretto e interpretato da

Gianni De Feo

scenografia Roberto Rinaldi

costumi Gianni Sapone

coreografie Giulia Avino

voce off Irma Ciaramella

accompagnamento registrato al pianoforte e arrangiamenti

Adriani D’Amico

percussioni Piero Fortezza

Roma, Off/Off Theatre, 5.3.2019

Maricla Boggio

È una serie complessa di sensazioni che vanno sviluppandosi nell’assistere a questo “Tangeri” di Silvano Spada, che si rivela a poco a poco con pudore, sembrando all’inizio uno spettacolo di canto e danza flamenca, dove Miguel de Molina, abile gestuante e famoso divo dei primi decenni di una Spagna ancora libera, intona canzoni di forte presa emozionale, per poi rivelarsi, liberato da quell’immagine che è già di successo e all’indietro nel tempo, come il bambino della famiglia povera e allegra, cresciuto giocando a improvvisar balli con tanti bambini come lui nel misero cortile, fino a staccarsi da quel nido di donne protettive per slanciarsi alla ricerca del suo posto nel mondo, ancora inconsapevole della sua tendenza omosessuale, ma ben cosciente della sensibilità artistica che viene acquisendo, a contatto con le inaspettate realtà esistenziali che gli si affacciano nel suo avventuroso girovagare, dall’incontro con Pepa, la splendida padrona di un casino che gliene affida la pulizia, mentre le ragazze lo viziano di tenerezze, e una in particolare vorrebbe iniziarlo all’amore, ma quel contatto da lui non contraccambiato gli chiarisce la propria sessualità.

Ed è un salto di consapevolezza esistenziale la sua scoperta di Tangeri, dove sfugge all’invito equivoco di un principe e si slancia poi nella libertà di una condizione finalmente accettata. Il non detto è più di una descrizione verbale perl’incontro con il fascinoso ragazzo adorato da tutti, che vedrà soltanto quella volta e mai più.

Con un’ironia che più volte si delinea nel corso dello spettacolo, De Feo-Miguel de Molina riconosce nella sua omosessualità “qualcosa di sinistra”, mentre le canzoni – celebre fra tutte “Ojo verde”-  si alternano ai fatti in un mutare inafferrabile delle luci e dei suoni che circondano l’attore aiutandolo nell’evocazione.

Gianni De Feo tiene in mano il racconto con destrezza e vivacità, mettendo in luce l’urgenza artistica che porta de Molina alla celebrità, acclamato in teatri affollati, mentre scorrono i decenni e la sua maturità – era nato nel 1908 – si affianca alla guerra di Spagna, alle infinite crudeltà dei falangisti contro i repubblicani e alla sua appartenenza inevitabile a quella sinistra combattiva che dovrà cedere alla violenza di Franco. A tratti, gli si profila il mito di Garcia Lorca, quasi sentendosi simile al poeta ribelle, fino alla notizia del suo assassinio, mentre lui riesce a sfuggire alla morte: con forte mimesi De Feo rivive il pestaggio vigliacco degli sgherri franchisti che lo riducono in fin di vita, impedendogli di continuare ad esibirsi nei teatri. Andrà poi in Argentina e poi ancora in Messico, perseguitato e indomito, finché Evita Peron non lo richiamerà a Buenos Aires onorandolo della sua pur breve amicizia.

Singolare nella tessitura dello spettacolo, appare a tratti una sorta di sfumato “double” di un personaggio che echeggia de Molina, ma è altro da lui: simile nell’afflato vitale, nella scontentezza e nel rifiuto a ogni legame, questo personaggio indefinito è presenza attuale, e insieme eco di un passato contrastato, di sentimenti rifiutati e sofferti, un de Molina di oggi, forse, non placato ma desideroso di confessarsi, pur non facendosi riconoscere.

“Tangeri” è soprattutto uno spettacolo dalle misteriose suggestioni evocative, dove l’invenzione e gli elementi reali e storici da cui parte Silvano Spada per arrivare a una loro compattezza si fondono attraverso il multiforme adeguamento espressivo di Gianni De Feo.

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