TANTE BELLE COSE


di Edoardo Erba

con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Carlina Torta

scene di Matteo Soltanto
costumi di Giuseppina Maurizi
musiche di Cesare Cremonini

regia di Alessandro D’Alatri

Associazione Culturale La Pirandelliana – L’Incredibile SRT

Roma, Sala Umberto, dal 20 novembre 2012


Con la sua grazia ironica Edoardo Erba affronta un  tema assai attuale, dentro il quale moltiplica altri temi e come da un cappello a cilindro ne trae una società dolceamara dove la gente vive sembrando a una prima osservazione tranquilla, senza problemi e soprattutto senza apparente malvagità.
Semplice la storia, che pone tuttavia sapienti premesse a uno sviluppo non corrivo, dove l’amore interviene nel finale e non si prospetta come una scontata love story. Vicenda di solitudini e disagi pregressi dall’infanzia, lei; un passato di contrasti familiari e di separazioni economicamente difficili, lui: queste le premesse adombrate nei due protagonisti, una piccola infermiera che presta i suoi servizi a domicilio e un contabile disoccupato costretto a fare l’amministratore di un condominio. Invidie, malcelate smanie erotiche, volontà di prevaricazione e superficialità nella valutazione del prossimo caratterizza i comportamenti dell’altra coppia, due vicini della casa condominiale, lui un ragioniere dalle voglie represse e lei una madama ricca, invidiosa e disponibile.
I due si accordano per far cacciare dal suo appartamento la piccola infermiera con la scusa che ne esce una puzza insopportabile causata dallo strabordare della roba che la ragazza vi ha accumulato, e la scena ideata da Matteo Soltanto appare come una creazione totemica. La trovata di Erba è un personaggio che non butta via niente,  anzi ricicla tutto quanto agli altri non serve più, al punto da rovistare nei cassonetti della spazzatura per recuperare tutti gli oggetti possibili, caricandoli di una amore che attribuisce loro la vita. La trovata  va controcorrente rispetto all’ansia che pervade la nostra società di cambiare di continuo ogni cosa, dagli oggetti ai sentimenti, e induce ad una riflessione morale.
Quanto alla storia, va da sé che l’amministratore costretto dalla signora a indagare sulla piccola infermiera  è colui al quale la ragazza era andata a fare un’iniezione contro il colpo della strega; ed è chiaro che il pover’uomo tenterà in ogni modo di difendere la ragazza dalle accuse dei condomini, fino a che si scoprirà che la puzza arriva da tutt’altra parte, e i cattivi condomini, pur riuscendo a cacciare l’infermiera, alla fine avranno la peggio.
Giustizia vuole che i due onesti si incontrino dopo una lunga separazione carica di equivoci: lei in gran bellezza, diventata ricca – la moglie del condomino cattivo nella sua mania di sbarazzare la casa ha gettato una scatola con dei preziosi francobolli gelosamente nascosti dal marito – e nella sua nuova condizione di benestante può offrire al suo antico paziente – che non aspetta altro – di andare a vivere con lei.
Lineare e originale al tempo stesso, la pièce mette in evidenza lati  critici della nostra società: l’ansia di buttar via tutto ciò che viene considerate inutile, la smania di cambiare ogni elemento della propria esistenza nell’illusione di rinnovare se stessi, la ricerca di un nemico su cui abbattere i propri istinti distruttivi che si fa ragione di vita; e poi ancora tanti aspetti dell’esistenza attuale, che vanno dalla fragilità dei rapporti di coppia, alla difficoltà di avere un lavoro. La storia è a lieto fine, perché è una favola teatrale, non un saggio di sociologia. Quindi ben venga, con il superamento di tanti momenti critici, la felice ricompensa ai buoni – che sono interpretati con briosa ironia da Maria Amelia Monti e Gianfelice Imparato – e il castigo per i cattivi – che con straniante capacità di presentarsi antipatici sono Carlina Torta e Valerio Santoro.

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